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Andreas è un poliziotto, ha appena avuto un figlio con sua moglie Anne, i due vivono in una splendida casa a vetri fuori dalla città e la loro vita scorre perfettamente.

Tristan è un tossico che entra ed esce di galera, è violento e costringe la sua ragazza, Sanne, a bucarsi per mantenerla calma; quando Andreas irrompe in casa loro trova, nel degrado generale, un neonato abbandonato in una cassetta di frutta, coperto dai suoi stessi escrementi.

Un giorno Anne si sveglia prima e trova suo figlio morto, è devastata da una dolore che non riesce ad accettare; Andreas, distrutto, farà un gesto apparentemente risolutivo per lui, per la sua famiglia, e per il piccolo Sofus, figlio di Tristan e Sanne: sostituirà i due bambini. Le vite di tutti loro, inesorabilmente, precipiteranno.

Poco dopo l’uscita nelle sale italiane di “Una folle passione”, Susanne Bier torna sugli schermi con “A Second Chance“, visto al Torino Film Festival 2014 nella sezione Festa Mobile: un dramma molto complesso che intreccia dimensione familiare e personale, pieno di rovesciamenti di trama che tengono lo spettatore col fiato sospeso.

Ennesima dimostrazione, quattro anni dopo l’Oscar per il miglior film straniero per “In un mondo migliore”, del talento della Bier, stranamente non ancora catturata da Hollywood, che muove abilmente le fila del racconto per restituirci tutte le sfaccettature del suo dramma umano. Ottima prova d’attore per Nikolaj Coster-Waldau, che ci conferma ciò che avevamo apprezzato con “Il trono di spade”.

A Second Chance” ci mette tutti di fronte ad un dilemma morale, lasciandoci libera scelta di identificazione in ognuno dei personaggi principali, che reagiscono tutti in una maniera diversa di fronte alla deflagrazione del loro mondo; molti sono gli spunti di riflessione che Susanne Bier ci offre nel corso del suo dilemma morale, poche le vie di fuga, per un finale riappacificatore e forse un po’ troppo buonista.

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