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Secondo incontro con Monte Hellman: Con amore, piombo e furore

Al termine della proiezione di “Amore, Piombo E Furore”, che il 31 ottobre ha concluso la retrospettiva su Monte Hellman organizzata dalla Cineteca di Bologna, il regista ha incontrato per la seconda volta il pubblico del Lumière. In questa occasione con lui c’è stato anche Fabio Testi, protagonista del film. A condurre, il Direttore Gian Luca Farinelli.

Per prima cosa, Hellman ha confermato che l’esperienza di questo film è stata tra le sue più felici: mangiavano pasta alla fine di ogni giornata, e si era creato un bel gruppo. Il film stesso si andava definendo man mano che giravano.
Testi ha condiviso l’entusiasmo. Fu contento, come lo resta tuttora, del legame che si era formato con Hellman, al di là del lato professionale. Secondo lui è importante che un regista crei un rapporto sentimentale con i suoi attori. Allo stesso modo, per lui i flim di Hellman sono incentrati sui rapporti umani, non si tratta di western: Hellman non pensa all’azione, ma all’emozione che trasmettono i personaggi.
A proposito dei western all’italiana, Hellman ha comunque tenuto a ricordare Sergio Leone, che secondo lui ha trovato e distillato l’essenza dei western in generale.

Tornando ad “Amore, Piombo E Furore”, per Hellman l’erotismo presente nel film costituì un esperimento interessante, anche perché contrastava con il suo principio di non chiedere a un attore di fare una cosa che non si sentiva.
Hellman infatti, ha confermato Testi, contrariamente a quanto avviene abitualmente, ossia che l’attore si adegua al regista, desiderava che gli attori intervenissero, che parlassero insieme a lui delle scene e dei personaggi.

Si è dunque toccato l’argomento del cinema italiano di oggi, a proposito del quale Testi, amareggiato, ha constatato come in esso la qualità paghi di meno rispetto al passato, essendo questo cinema per la maggior parte commissionato per la tv, quindi con un pubblico più sicuro rispetto al botteghino delle sale.

In riferimento proprio alle sale cinematografiche e al loro futuro, è stato chiesto a Hellman se per lui la loro scomparsa risulterebbe determinante, e come si pone di fronte ai cambiamenti tecnologici.
Il regista ha risposto che sta vedendo svilupparsi due universi paralleli. Da una parte si hanno schermi sempre più grandi per l’alta risoluzione, dall’altra schermi sempre più piccoli che portano a vedere un film come se si leggesse un libro, anche in una modalità simile di fruizione: entrando in un capitolo, leggendo un pezzo e chiudendo, ecc. Hellman è affascinato da entrambi questi percorsi: il secondo è intrigante, mentre il primo è affascinante perché porta a perdersi in una totalità che quasi sostituisce il reale.
Testi, da parte sua, ha sostenuto polemicamente di non avere mai creduto nel cinema, e che oggi pensa di avere avuto ragione, anche considerando precise scelte politiche attuate dai governi italiani e i modus operandi delle televisioni.

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