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Selma – 5 cose da sapere sul film di Ava DuVernay

Arriva oggi nelle sale italiane “Selma – La strada per la libertà“, il film di Ava DuVernay (“I Will Follow”, “Middle of Nowhere”) con David Oyelowo nei panni di Martin Luther King (qui la nostra recensione). La Selma del titolo è la città dell’Alabama che nel 1965 vide il reverendo King impegnato in prima linea con i suoi compagni attivisti per far sì che il diritto di voto fosse garantito anche ai cittadini afroamericani.

“Selma” ha ricevuto due nomination agli Oscar, come miglior film e per la migliore canzone originale, “Glory” di Common e John Legend. Pur non privo di difetti, quella di Ava Duvernay è un’opera vigorosa e coinvolgente, che vi consigliamo di non perdere.

E qui vi proponiamo una breve guida per saziare le vostre curiosità pre o post-visione.

“Selma” è il primo biopic dedicato a Martin Luther King?
King è un personaggio presente in molti film (li elenca tutti l’apposita pagina su IMDb, uno degli ultimi in ordine di tempo è “The Butler” di Lee Daniels) ma in “Selma” diventa per la prima volta protagonista assoluto della storia. Biopic è però un termine improprio, perché Ava DuVernay e lo sceneggiatore Paul Webb scelgono di concentrarsi su un periodo molto limitato, sia dal punto di vista temporale che tematico, della vita personale e politica di Martin Luther King.

Dove ho già visto il protagonista David Oyelowo?
Nato a Oxford, in Inghilterra, 39 anni fa, David Oyelowo ha interpretato delle piccole parti in “Lincoln” di Steven Spielberg (2012) e “Interstellar” di Christopher Nolan (è uno degli insegnanti della piccola Murph con i quali si scontra il protagonista Cooper-McConaughey). Lo scorso anno ha preso parte anche a “A Most Violent Year” di J.C. Chandor con Oscar Isaac e Jessica Chastain, purtroppo ancora inedito in Italia. «Preferisco girare una sola scena — ha dichiarato David Oyelowo — a fianco di Daniel Day-Lewis o sotto lo sguardo di Steven Spielberg o Chris Nolan, piuttosto che essere protagonista di un film che però non mi offre nulla e non mi fa crescere come attore».

I discorsi che ascoltiamo nel film sono quelli pronunciati dal vero Martin Luther King?
Non proprio. I discorsi di King sono protetti da copyright e gli eredi ne hanno ceduto i diritti alla DreamWorks e alla Warner Bros nel 2009 per un ipotetico biopic che dovrebbe essere prodotto da Steven Spielberg. Così lo sceneggiatore di “Selma”, Paul Webb, ha dovuto riscrivere le parole del reverendo in maniera fedele ma non identica all’originale, cambiando qualche parola ma lasciandone intatto il contenuto.

La rappresentazione dei fatti si attiene alla realtà storica?
Al di là dei lievi aggiustamenti necessari in ogni film di questo tipo, “Selma” ha ricevuto delle critiche perché in più di una scena mostra il presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson (lo interpreta, splendidamente, Tom Wilkinson) come poco incline a sostenere la causa di Martin Luther King. «Invece di rappresentare Johnson e King come alleati — scrive Maureen Dowd sul New York Times — che, pur con metodi diversi, perseguivano lo stesso fine, la regista ha reso il presidente un ostacolo».

Del film si è parlato molto dopo l’annuncio delle nomination agli Oscar, considerate deludenti: come mai? Due candidature non sono abbastanza?
Le cinquine dell’Academy sono state contestate perché i venti attori, tra protagonisti e non protagonisti, e i cinque registi (uomini) candidati quest’anno hanno tutti la pelle bianca. Ma, come osserva giustamente Jessica Chastain, «i premi sono solo il sintomo del problema, che risiede invece nell’industria cinematografica. Se i film che produciamo rappresentassero maggiormente le diversità della nostra società, queste si rifletterebbe in modo naturale anche sulle nomination».

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