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Semafori verdi

Luca, Marcuzzo, Piero, Marco e Mattia. O se preferite: Traffic Light Orchestra.
Una band partorita (quasi paradossalmente) da una pellicola noir- intitolata “Traffic Light Story”- a cui i cinque musicisti presero parte persino in veste di attori. E quando un film s’ha da fare, molto spesso significa che dev’essere messa in piedi anche una colonna sonora.
Ecco dove si accesero le lampadine dei semafori.

“Verde Yellow Rouge” è l’album d’esordio seguito a numerosi concorsi, tanti dei quali vinti, a cui partecipò il quintetto di Miclet.
Niente a che vedere con il rock progressivo degli Electric Light Orchestra, inglesissimi e cresciuti al ritmo dei Seventies. Qui si parla di cantautorato che fa a cazzotti con il frastuono del caso, ma nonostante tutto suona bene.

Ispirazioni palesi (magari però ci sbagliamo) sono il vecchio Capossela e il caro Tom Waits, con quel folk offuscato, un po’ cupo forse, in cui la poesia si fa spazio tra i granelli di polvere. La differenza sostanziale sta nell’apparato linguistico scelto: latino, occitano e francese affiancano i classici inglese e italiano, regalando un pizzico di originalità che non guasta mai.
Le liriche delle canzoni si adattano alle umili vesti degli strumenti tradizionali e/o degli utensili d’uso quotidiano che balzano in scena. Quel che è certo è che le parole non risultano mai banali, essendo legate a tematiche d’attualità che al contrario colpiscono per fare l’occhio nero. Di sicuro a vincere sono “Italy Dogs”, “Le Tue Scarpe” e “Devil”.

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