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Senza disturbare la polvere

Potrebbe sembrare quasi un azzardo pensare a un gruppo “alternative” come gli Interpol suonare al Palasharp di Milano e riempirlo.
Ma i tempi sono maturi, i milanesi vivono anche fuori dai luoghi comuni e spesso dimostrano di sapersi distinguere dal gregge.
Il palazzetto è pieno, l’aria che si respira è colma della consapevolezza di amare un gruppo che, in cambio, ci dona molte soddisfazioni.

Il concerto inizia e gli Interpol, con i loro passi pesanti, salgono sul palco senza fare troppo rumore, senza scomodare la polvere sul pavimento.
Loro sono così, in un silenzio visivo fanno il loro dovere, niente effetti alla Muse, nessuno schermo gigante tipo U2. Paul Banks e soci sanno colpire semplicemente suonando le loro note.

Milano risponde come al solito, anemicamente. Forse si sente la mancanza del bassista Carlos Dengler recentemente uscito dal gruppo, ma la danza felpata di Daniel alla chitarra non ci permette malinconie, almeno per stasera.

Le canzoni pescate dal passato sono prese soprattutto dalla loro seconda pubblicazione, “Antics”, senza però tralasciare alcuni pezzi da brivido come “Say Hello To The Angels”, tratto dal primo album. Si vede che questa volta, con quattro CD all’attivo, i ragazzi si sono divertiti nel formulare la tracklist cercando i brani più d’effetto da riproporre live.

Con l’esecuzione di PDA anche i fan più freddi e trendy si riscaldano e si scatenano nelle tre canzoni che chiudono, dopo un’ora e mezza, il concerto.
Ci si aspettava qualcosa di più sulla durata, visto che l’occasione era favorevole, ma forse alla fine questa emozione si assapora comunque, perché degli Interpol non ci si stanca mai.

Success
Say Hello To The Angels
Narc
Lenght Of Love
Summer Well
Rest My Chemistry
Slow Hands
C’mere
NYC
Barricade
Take You On A Cruise
Lights
PDA
Memory Serves
Not Even Jail

The Lighthouse
Evil
The Heinrich Maneuver

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