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  • Septic Flesh: Sumerian Daemons

    Septic Flesh

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Teatrale ed oscuro, soprattutto più maturo

Lo devo ammettere: non sono mai stato un grande fan della band greca e, soprattutto, il loro precedente “Revolution DNA” non mi aveva per niente convinto. Per queste due ragioni mi sono avvicinato a questo “Sumerian Daemons” con molta cautela e con un po’ di paura, per la possibilità di trovarmi davanti al solito disco death-black-gothic senza capo ne coda. Questa paura però è quasi subito svanita, dopo le note dell’intro “Behold… The Land Of Promise”, all’arrivo di “Unbeliever”, song che ci presenta una band che, pur non rompendo i ponti con la passata discografia, ha saputo maturare notevolmente, a livello di songwriting, appesantendo molto il proprio sound e allo stesso tempo conservando quella vena teatrale ed oscura che ha sempre caratterizzato il sound della band. Questo nuovo capitolo della saga Septic Flesh non è certo nulla che faccia gridare al miracolo, ma resta comunque un disco sicuramente più che buono, ben calibrato per l’alternanza di brutalità e melodia e che ha alcuni picchi compositivi davvero degni di nota. Le orchestrazioni (soprattutto in songs come “Virtues Of The Beast”, “When All Is None” e “Mechanical Babylon”) sono magniloquenti, i chorus femminili, molto presenti ma mai invadenti, evocativi e le parti più ‘in your face’ decisamente convincenti e brutali, tanto da far apprezzare perfino ad un diffidente come me, un disco che solitamente avrei bocciato senza tanti complimenti. Ripeto, non certo un capolavoro, ma ritengo che i fans della band ellenica, come quelli in generale di questo filone, potranno trovare in “Sumerian Daemons” pane per i loro denti. Redivivi.

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