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  • Sepultura: A-Lex

    Sepultura

    Data di uscita: 28-01-2009

    Loudvision:
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La dura lex della sopravvivenza

È sempre dura la vita per i cantanti che sostituiscono frontmen di fomazioni famose. Blaze Bailey, Tim “Ripper” Owens, John Corabi, John Bush, Johnny Van Zant sono solo alcuni dei singer che ne sanno qualcosa. Non importa quanto carismatici o bravi musicalmente questi personaggi siano, verranno sempre odiati o accettati malvolentieri dai fan dal pensiero corto, che costituiscono spesso, ahimè, la maggioranza.
Derrick Green dei Sepultura appartiene di diritto a questa lista sacrificale di personaggi odiati ed in questo la sua unica colpa, fondamentalmente, è soltanto quella di non chiamarsi Max Cavalera.

“A-Lex” è il quinto disco in studio della band di Belo Horizonte con il gigantesco singer newyorkese ed il secondo concept dopo “Dante XXI” del 2006. Questa volta il patrimonio letterario internazionale saccheggiato è “Arancia Meccanica” di Burgess, brillantemente parafrasato nel titolo del cd. “A-Lex” infatti in latino significa senza legge, mentre il nome Alex è, come ben noto, il nome del protagonista dell’opera portata sugli schermi nel 1971 da Stanley Kubrick.

Come al solito, alla band la potenza non manca e le 18 tracce che compongono questa nuova uscita sono annichilenti. Dopo l’intro “A-Lex I” la serrata “Moloko Mesto” colpisce in piena faccia senza pietà ricordando a tratti alcune atmosfere del capolavoro “Arise” del 1991, soprattutto nell’assolo. “Filthy Rot” ci porta invece più vicini a sonorità appartenenti al periodo “Chaos A.D.” / “Roots” mentre le parti vocali e i disturbanti samples in sottofondo ricordano da vicino i Fear Factory.
Il nuovo batterista del gruppo, Jean Dollabella non fa rimpiangere tecnicamente lo storico dimissionario Igor Cavalera.
In “Metamorphosis” la furia ed il groove creano un ottimo mix con l’inizio quasi doom, un incedere che ricorda la mitica “Desperate Cry” in una versione moderna, mentre la successiva “Sadistic Values” più riflessiva lenta e cupa ci offre la possibilità di apprezzare Derrick alle prese con una performance a voce pulita di tutto rispetto.

La qualità nella nuova fatica dei Sepultura non manca, la loro creatività è ancora viva e vegeta, sta a noi non vivere nel passato e dare loro una possibilità prima di ritrovarci sulle croste un’altra inutile e patetica reunion fatta per ipocrisia e ragioni economiche.

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