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Serata bollente con Cristina Martinez

Sono passati ben nove anni.
Sui canali musicali passava un video di tali Boss Hog, un nome che – richiamando alla memoria il cattivo, brutto e rotondo della serie tv Hazzard (ma la traduzione corretta è “gran bella moto”) – evocava un’immagine che era l’esatto contrario della band in questione. Il pezzo si chiamava “Whiteout”, e ad aggredirti frontalmente c’era Cristina Martinez in bikini (una rarità, visto che era nota in certe scene più underground per non indossare nemmeno quello) spalleggiata dalla batterista Hollis Queens.
Tanti li hanno scoperti così, investiti di prepotenza da una carica sessuale che all’epoca aveva pochi rivali, e pure oggi non scherza. Merito anche della musica, un appropriato acidissimo pop-blues tendente al minimale e patinato quel giusto che non dà fastidio – musica che a sua volta è merito anche della sei corde del marito di Cristina, un certo signor Jon Spencer, che nei Boss Hog ricopre il ruolo di accompagnatore/comprimario. Non sveliamo l’età di Cristina, ma sappiate che i due si sono conosciuti nell’85 e sposati poco dopo, con un’apparizione di lei nei Pussy Galore – una delle tante formazioni messe in piedi in carriera da Mr. Spencer – e la fondazione dei Boss Hog nel 1990. Qualsiasi età abbia, non la dimostra affatto.

Il problema diventa quindi il Locomotiv di Bologna, che con il sopraggiungere dell’estate si trasforma in locale semi-invivibile. E così, mentre Cristina dà il meglio di sé in azzardatissimi pantaloni di pelle nera che fanno perdere due chili in sudore solo a guardarli, il 50% del pubblico scopre di aver pagato per preferire di gran lunga origliare da fuori, nel fresco giardinetto, mentre gli altri pazzi (un terzo del locale) sfidano le fiamme di un inferno senza prese d’aria. Ed è un peccato, perché anche messe da parte le provocazioni extreme del passato, i Boss Hog rimangono una live band trascinante, generosa, che con appena tre album in dieci anni (l’ultimo appunto del 2000) ha l’unico difetto di essersi fatta desiderare un po’ troppo.

A fine concerto raggiungo Cristina per farle i miei complimenti per la performance di encomiabile resistenza e professionalità.
Lei ringrazia, e si asciuga il sudore sulla mia camicia.
Sì, indossavo una camicia, solo per lei.
E sì, non l’ho ancora lavata.

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