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    Serena Maneesh

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Nordiche distorsioni

Arrivano dalla Norvegia i Serena-Maneesh che in questo secondo disco rispolverano distorsioni, voci sognanti e tutto l’armamentario che non può mancare nella valigia del provetto shoegazer. Il disco fa del suono profondo e avvolgente il suo punto di forza ed è abbastanza corto da non pagare dazio per un songwriting sicuramente decente, ma non memorabile, specie negli episodi che più da vicino riprendono il verbo dei padri spirituali della band (My Bloody Valentine ovviamente, ma abbiamo sentito anche i Catherine Wheel). Molto meglio i pezzi più dilatati e rumorosi che mettono in evidenza il wall of sound edificato dai nostri.

Le accuse di revivalismo più o meno bieco sono sempre dietro l’angolo per un disco del genere e, diciamolo, non sono del tutto infondate; “No 2: Abyss In B Minor” ad ogni buon conto si difende bene e, se per chi si avvicinasse ora a queste sonorità la lista delle priorità è lunga prima di arrivare ai Serena-Maneesh, gli appassionati alla ricerca di qualcosa di sfizioso non rimarranno delusi da questo loro secondo album.

Pro

Contro

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