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Sergio Leone: America Dreamin’

Sergio Leone nasce a Roma il 3 gennaio 1929. Il padre, col nome d’arte di Roberto Roberti è un regista del muto, la madre è attrice nota come Bice Valerian. Sin da giovane collabora con i registi dell’epoca: Blasetti, Camerini, Bonnard, fino a De Sica; seguono poi le collaborazioni con gli americani – giunti spesso in Italia negli anni Cinquanta a girare kolossal biblici e storici (è assistente alla regia della seconda unità di “Ben-Hur”).

C’è già, in nuce, tutto il suo cinema futuro: il metodo americano, l’insegnamento neorealista, la pratica dei mestieranti del filone dei telefoni bianchi. Il suo cinema prenderà una netta distanza dal rigore espressivo e dalla poetica del pedinamento e del realismo, perché si nutre di altro cinema (americano, per lo più), ed è votato alla rilettura di miti di celluloide precostituiti.
L’esordio effettivo (per “Gli Ultimi Giorni Di Pompei”, 1959, subentrò quasi subito a Bonnard pur non firmando la regia), è con “Il Colosso Di Rodi”, peplum che già conferma alcune delle ambizioni del regista e gli omaggi al cinema americano.

Ma è con “Per Un Pugno Di Dollari” (1964), primo film della trilogia del dollaro, che nasce un nuovo genere, lo “spaghetti western”, riconducibile alla definizione (del regista) di “cinema critico”, che omaggia un contesto culturale (Hollywood) e al contempo gli affianca la sua demistificazione. Alla base del successo c’è anche una curiosa contraddizione: smontare pezzo per pezzo l’ideologia positiva di Ford, per giungere a una nuova mitizzazione, più cinica ma che conserva il suo statuto leggendario.

La risonanza giunge sino a Hollywood che gli offre la possibilità di girare nella Monument Valley, teatro del capolavoro che inaugura la nuova trilogia: “C’era Una Volta Il West” (1968). Narrando la “nascita di una nazione” pur rifacendosi agli stessi temi dei film precedenti, lo sguardo si fa più malinconico e magniloquente. Seguiranno “Giù La Testa” e “C’Era Una Volta In America”, capolavoro che lo assurge fra i massimi registi mondiali di tutti i tempi e gli vale la definizione (da Baudrillard) di «primo regista postmoderno». Il suo cinema farà (e fa ancora) scuola, soprattutto sui giovani cineasti americani.
Lo stile barocco, la voluta sottolineatura della presenza del regista, il montaggio calibratissimo, la commistione di generi, di alto e basso, l’autoreferenzialità, la citazione e l’autocitazione sono i lasciti che consegnerà alle future generazioni.

Sergio Leone muore a Roma il 30 aprile 1989 per arresto cardiaco mentre sta preparando un film sull’assedio di Leningrado, venendo a mancare proprio quando il suo occhio si sta spostando a Est, trasformando così la sua filmografia in un unico atto d’amore e critica nei confronti dell’immaginario (cinematografico) americano.

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