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    Seth.ECT

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Quando l’Oriente si perde in un rave

Non sono tedeschi, non sbucano da qualche anfratto oscuro di Kreuzberg e nemmeno da una cantina americana piena di ragnatele. Vengono dalla Turchia, ma portano una ventata di assoluta novità nell’industrial: fondono magicamente i ritmi forsennati e i sintetizzatori con i tipici motivi orientaleggianti della loro terra, e ci regalano un album, “Godspeak”, davvero innovativo e di altissima qualità.

Difficile resistere, anche per chi non è un patito del genere.
Provare per credere.

Si tratta probabilmente di una delle cose più strane e al tempo stesso piacevoli che possa capitare di ascoltare. Ha l’energia dell’industrial e il tocco di mistero delle melodie del deserto, un sound simile non annoia ma appassiona sempre di più ad ogni ascolto.

Pro

Contro

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