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  • Seventh Wonder: Mercy Falls

    Seventh Wonder

    Data di uscita: 12-09-2008

    Loudvision:
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Evoluzione perfetta

È un rischio dover scrivere critica quando si ama svisceratamente un’opera d’arte, perché, nell’intento di attribuirle qualcosa in più, si finisce sempre per darle qualcosa in meno. “Mercy Falls”, ebbene, mette davanti a questo orribile bivio.

Il terzo album per i progsters svedesi è il risultato di un’evoluzione stilistica incredibile. I Seventh Wonder avevano iniziato nel 2005, con “Become“, traendo più dal power neoclassico, che non dal moderno scenario prog che la madre patria, proprio in quegli anni, grazie alla Lion Music, stava offrendo.
Poi l’ingresso di Tommy Karevik alla voce ed una produzione pomposa hanno trasformato una power band, indubbiamente dotata di apprezzabili capacità melodiche, nella punta di riserva della label scandinava (dopo i geniali Mind’s Eyes, dei quali, guarda caaso, Daniel Flores è qui anche in veste di produttore).

“Mercy Falls” completa il cerchio e chiude tutte le porte rimaste semichiuse con il precedente platter del 2006. Le melodie vengono intrise di drammaturgia; il concept le amalgama in una storia dai toni ricchi di pathos e sensibilità. Il filo conduttore, tuttavia, è soprattutto melodico e, quel che più interessante, non è più un escamotage per serrare, in strutture complesse, dei ritornelli accattivanti (ciò che, invece, sebbene egregiamente, aveva fatto “Waiting In The Wings”).

Il lavoro, così, realizza il suo “Scenes From A Memory”, tra i vari intermezzi rumoristici, i narrati vocali, le sezioni acustiche ed intimistiche, le rapsodie crescenti, gli schizofrenici cambi di tempo. “Mercy Falls” è una vetrina estremamente varia, dove la capacità di costruire un songwriting di classe amoreggia, in ogni angolo, con melodie irresistibili.
Album lungo, ma che sa ben distribuire le sue quindici perle, senza forzature anche nelle sue lunghe digressioni strumentali.
Difficile ripetersi.

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