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  • Seventh Wonder: The Great Escape

    Seventh Wonder

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Con l’anima

Tutto il pathos di “Mercy Falls” non poteva essere bissato senza creare un un album clone. Ma i Seventh Wonder, ormai stella all’occhiello del prog metal nordeuropeo, hanno saputo evitare le sirene e, sterzando in direzione di un sound più snello, hanno realizzando un nuovo capolavoro, questa volta dai tratti più leggeri ed eterogenei del precedente lavoro.

“The Great Escape” trova arie incantevoli, sino alla suite finale, che appare più una collezione di ritornelli. Impeccabile la tecnica, trascinante il cantato e la sezione ritmica, superba la produzione.
Potrà apparire un gioco complesso quello che svolgono gli svedesi, ma, a differenza di gruppi assai più blasonati dal pubblico, qui c’è una finalità diretta che è la melodia.

I Seventh Wonder sono un gruppo di cui ci si innamora facilmente. Negli ultimi due album hanno saputo tirare le fila di un genere che spesso degenera nella sterilità. Invece, con una sorprendente capacità di scrittura, loro hanno dato al prog metal quell’anima emozionale che spesso manca.
“The Great Escape” è un disco che va acquistato, perché è uno di quei rari casi in cui la musica deve essere analizzata con la cuffia, spezzata, frammentata e capita in ogni singolo angolo.

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