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Sguardi Altrove – Premio alla carriera a Liliana Cavani

Alla Casa del Cinema di Roma, in occasione della 24esima edizione dello Sguardi Altrove International Film Festival, è stata omaggiata con il Premio alla Carriera la regista Liliana Cavani, autrice cardine della storia del cinema italiano.

Sguardi Altrove, approdato nella capitale il 23 e il 24 marzo dopo essere stato accolto con successo già a Milano, verte sulla messa in luce dei talenti femminili che hanno segnato – e segnano tutt’oggi – il panorama del grande schermo internazionale (tra i film in programma, “Certain Women” di Kelly Reichardt).

Durante le due giornate, oltre alla proiezione dei quattro film vincitori, c’è stato propro l’incontro con Liliana Cavani a cui Vinicio Marchioni ha consegnato il riconoscimento; marchioni è stato interprete di Elia in “Francesco”, ultimo film tv da diretto dalla regista.

Al termine della premiazione il pubblico della Casa del Cinema ha vuto la possibilità di rivedere “Il Portiere di Notte”, di cui la regista emiliana ha raccontato la nascita come pellicola cult e controversa, che ha suscitato all’epoca forti reazioni di pubblico e critica, a causa naturalmente del tema trattato. Il film l’ha consacrata come artista incurante dell’opinione comune, capace di creare personaggi passati alla storia.

«È bello dar voce ai lavori di artiste donne, perché in effetti non c’è nessuno che se ne occupi», commenta Liliana Cavani: «È un momento difficile oggi per il cinema italiano. Non abbiamo saputo amplificare, creare connessioni. C’è molta genialità non sfruttata a dovere».

Lei è stata un’autrice che ha sempre saputo usare lo sguardo al mondo con ecletticismo e intimità. Che cosa le venne in mente quando le è stato proposto di girare un film con un tema così forte come la storia del Terzo Reich?

«Abbiamo dovuto guardare montagne di documentari girati dagli Alleati quando sono arrivati nei lager abbandonati, ed è stato chiaramente disarmante. L’uso della violenza era stato fatto con noncuranza. Ho cercato di approfondire l’origine della formazione del Terzo Reich vedendo filmati che non erano mai stati analizzati a fondo prima. L’Italia che si stava formando nel dopoguerra era ricca di incoerenze, traffici loschi concessi e ingiustizie; io stessa ho girato con una macchina da presa nel Mezzogiorno registrandone i tratti quanto più possibile, dato che la cosa non era gradita dalle nostre autorità. I cattolici distribuiti nelle varie fazioni politiche non mi lasciavano un grande raggio di libertà d’espressione, a me come a chiunque. Questo è il clima nel quale ho cominciato ed è nato “Il Portiere di Notte”. I momenti più intensi, poi, sono state le interviste che sono riuscita a fare a delle grandi donne combattenti, ex partigiane reduci dai campi di concentramento. Ad una di loro ho chiesto cosa non perdonasse ai nazisti, e lei mi ha risposto: “Di aver fatto venir fuori aspetti di me che mai voluto conoscere”. Da tutto questo è sorto “Il Portiere di Notte”, dal bisogno di liberarsi del senso di colpa, che è un’impresa da imbecilli, priva di senso, perché ognuno aveva solo obbedito a degli ordini che non poteva non eseguire».

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