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Uno sciamano incazzato ma poco convincente

Alla pubblicazione di “Reason” erano passati due anni e mezzo da Ritual, il debutto della nuova band di André Matos, Luis Mariutti e Ricardo Confessori dopo la dipartita dai popolari Angra. Due anni passati quasi in sordina, soltanto un live-album a far capire che la band c’era ancora, e che terminavano con una “A” in più nel monicker (aggiunta per evitare beghe legali), con una nuova label discografica e un album nuovo da far conoscere ed apprezzare.
Tante novità, tra le quali anche diverse caratteristiche del sound dei brasiliani, tanto che ai primi ascolti il disco potrà risultare spiazzante. Perché è tanto facile associare Matos & Co. ad atmosfere sinfoniche, speed song e richiami etnici, quanto trovare, in quest’ultima fatica dei nostri, riff granitici e vocals grintose e incazzate (come già su “Ritual”, ma che in quest’occasione appaiono ancor più convincenti), minore spazio alle note divagazioni etniche (che pur ci sono, ma meno in primo piano, come meglio inserite nel complesso sonoro generale) e un’atmosfera piuttosto inquieta e cupa. “Reason” sembra quasi un incrocio tra il precedente “Ritual” e l’album forse più discusso degli Angra, “Fireworks”.
La thrashy “Turn Away”, la cupa “Rough Stone”, l’ottima cover dei Sister of Mercy “More”, oppure l’highlight “In The Night”, nella quale si intravedono più chiaramente alcuni accenni alle succitate influenze etniche, non devono però farci dimenticare che stiamo pur sempre parlando degli Shaman, anzi, Shaaman. Ecco quindi una canzone come l’ottima ballad “Innocence”, che oltre a presentare inediti risvolti bluesy (soprattutto nel guitar-solo di Hugo Mariutti, autore di una prova generale molto convincente) e a ricordarci alcuni momenti del progetto Virgo di Matos e Sacha Paeth, ripropone arrangiamenti sinfonici, ma meno pomposi che in passato, e le interpretazioni pulite, sentite, emozionali e coinvolgenti a cui Matos ci ha da sempre abituato. Indicativa in tal senso anche la conclusiva “Born To Be”.
“Reason” porta avanti il discorso artistico della band e di carne sul fuoco ne mette abbastanza, mostrando una continuità con il passato più marcata di quello che, in prima istanza, si potrebbe pensare. L’appuntamento con il capolavoro, nonostante l’ottimo lavoro svolto dalla band, è stato tuttavia di nuovo rimandato

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