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L’atteso sequel di “Tiranny”

Gli Shadow Gallery non sono mai stati un gruppo molto prolifico, né hanno mai voluto esserlo, probabilmente preferendo la qualità delle idee alla quantità del materiale immesso sul mercato. Fatto sta che in tredici anni di carriera arriva solo oggi il quinto album, a quattro anni dal precedente Legacy e a ben sette dal disco di cui questo “Room V” costituisce il sequel, “Tyranny”.
Ecco, “Room V”: nel suo genere, una delle migliori uscite del 2005.
La band è sempre lei, a giudicare dallo stile proposto anche in quest’occasione ci tiene a mantenere la propria identità, fatta di melodie ariose, armonie vocali, intricate parti strumentali e una compattezza generale che tante formazioni dovrebbe invidiare. Insomma, gli ingredienti classici dello Shadow Gallery standard ci sono tutti, ma accanto a questi non possono non notarsi le soluzioni d’arrangiamento vocale, per la band inedite, di “The Archer Of Ben Salem”, così come non passa inosservata la volontà di rendere più heavy il sound complessivo, come dimostrano la strumentale “Death Of A Mother” o “The Andromeda Strain”. Un aspetto heavy più caratterizzato e caratterizzante, dunque, nonostante l’album, dopo l’intro strumentale “Manhunt”, parta subito all’insegna della melodia di “Confort Me” (che ripropone il duetto tra Mike Baker e Laura Jaeger, come già in “Spoken Words”, da “Tyranny”), uno dei pezzi migliori del disco e probabilmente tra i migliori all’interno del songbook della formazione nordamericana.
Richiami al disco del 1998 sono presenti lungo un po’ tutto l’album, che peraltro, come ogni concept che si rispetti, vive anche su richiami interni.
Sulle performance singole dei membri della band c’é poco da dire: perfette come al solito, sia sotto l’aspetto tecnico che sotto quello prettamente artistico, fatto di gusto e di feeling .
E di feeeling ce n’é in quantità, in questo “Room V”, che anche in virtù di questo elemento tiene fede al monicker che porta stampato sulla copertina. Chi si aspettava chissà quali nuove invenzioni all’interno della classica ricetta sonora della band rimarrà per lo più a bocca asciutta, semplicemente perché gli Shadow Gallery hanno di nuovo fatto più attenzione, alle canzoni in quanto tali e alle emozioni che sono in grado di comunicare e suscitare.

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