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Sham Rain: Armonia e malinconia

I finlandesi Sham Rain sono una delle rivelazioni più oneste nella scena attuale del rock malinconico. Esorcizzati nella musica i tormenti più profondi o i lati più intimi, non stupisce di trovare un Janne Jukarainen (batterista) comunicativo e aperto. In quest’intervista, a parte una breve presentazione del gruppo, abbiamo cercato di capire più a fondo il significato del loro talento musicale e quali ispirazioni li guidano. E di strappargli anticipazioni su un tour che dipenderà esclusivamente da come andranno le vendite del loro ultimo full length “Empty World Excursion” distribuito in Italia dalla Masterpiece.

Cominciamo parlando della vostra line up, che sembra inspessita di molto in questo vostro ultimo lavoro; che cosa è cambiato dai tempi del promo “Pieces” e chi dei nuovi musicisti si è unito al gruppo in pianta stabile?
La band vera e propria ai tempi del promo “Pieces” vedeva solamente Matti Reinola (tastiere, basso, programming), Mika (Tauriainen, voce) ed io. Tutti gli altri musicisti menzionati nel booklet erano session men, più che altro amici venuti ad aiutarci. Dopo un po’ abbiamo chiesto a Kalle (Pyyhtinen, chitarra) di unirsi a noi; lo conoscevamo da tempo, uscivamo spesso insieme per bere qualche birra o ascoltare qualche classico gruppo death. Ignoravamo di avere la stessa passione per il genere degli Sham Rain, e quando lo scoprimmo è stato naturale chiedergli di suonare con noi. Quindi, la line up è: Matti, Kalle, Janne e Mika.

“Empty World Excursion” è il risultato di un lavoro di squadra o gira principalmente intorno a uno di voi?
Be’, Matti ha scritto gran parte dei testi e delle musiche, ma c’è anche qualcosa di mio e di Kalle ovviamente. Mika ha anche scritto le linee vocali per conto suo. Gli arrangiamenti in generale sono stati un lavoro di tutto il gruppo, perciò non direi che è il lavoro di un singolo: tutti abbiamo fatto la nostra parte, chi più, chi meno.

Parlando dei testi: molto spesso comunicano sensazioni di malinconia, di “sentimenti fatti a pezzi”. Altrettanto frequentemente si riferiscono a generici “You” and “I”, spostando il fulcro sulle emozioni stesse. Sono dunque il risultato di esperienze personali o, più astrattamente, una riflessione su sentimenti dolorosi?
Credo che alcuni testi siano il risultato di esperienze dirette, altre semplicemente qualcosa di uscito fuori durante i vari momenti della vita del gruppo. Le post-sbornie sono uno di quei momenti, quando tutto sembra peggio di quello che è in realtà. Spesso si usa dire anche “..il giorno dopo” ma ciò che è peggio per me è “..la notte dopo”; penso che specialmente Kalle sarebbe d’accordo con me al proposito. Tornando in argomento, anche i sogni sono fonti significative per i nostri testi.

Quanto sono importanti i testi nell’amalgama compositivo?
Direi piuttosto importanti, specialmente in gruppi come i nostri dove sono intelleggibili per via del cantato pulito che fa intendere praticamente ogni parola. I testi, quando buoni, possono sottolineare le emozioni in modo molto efficace. È così anche per la musica in rapporto ai testi.

Una delle caratteristiche più notevoli del vostro stile musicale è la capacità di riprodurre il tempo reale della malinconia e della riflessione. Quando componete, pianificate il tempo e la lunghezza di un brano in relazione all’argomento di cui tratta?
Normalmente componiamo prima la musica, dopo aggiungiamo i testi. Quindi cerchiamo di trovare prima il ritmo giusto per le parti chitarristiche, per le tastiere, finché tutto non funziona al meglio. La lunghezza di un brano non è una delle nostre preoccupazioni, semplicemente ci vengono così, in modo naturale.
[PAGEBREAK] “Dispensable” è un brano molto atmosferico e introspettivo, molto differente dal resto dell’album. In esso vi ho trovato sia un sentimento di distacco dalla realtà, sia lo spazio per un tentativo di migliorare questa realtà: “To bring a touch of colour to lighten this dark shade”. Se sei d’accordo sull’interpretazione te la sentiresti di approfondire questo particolare?
Sì, è una canzone decisamente più cupa delle altre, e devo dire che sono molto soddisfatto per il modo in cui siamo riusciti a combinarvi testi e musiche. Matti ha scritto le parole, quindi dovresti chiedere a lui riguardo al significato… Ma se ho capito bene la tua domanda mi sembra che sei sulla buona strada con la tua interpretazione.

Grazie. Te la senti di parlare delle vostre ispirazioni musicali?
Per Matti direi quasi certamente i The Cure per la musica e il cinema di David Lynch! Non conoscevo molto i The Cure fino a poco tempo fa, quando Matti dimenticò il cd “Paris Live” nella sala prove. Una notte mi sono messo ad ascoltarla e ho continuato per cinque volte di fila!! Recentemente ho cominciato invece a mettere in dubbio la sua salute mentale, da quando cioè non fa altro che vedere “Eraserhead” (film horror di David Lynch del 1976, n.d.r.) continuando a dire come divinamente stia il suono di un fischio qui, altri rumori strani lì, e il fatto che gli piaccia da morire perché niente succede, in realtà, durante tutto il film. Nel mio caso invece è difficile dire quali siano le mie influenze principali, dal momento che ascolto tanti generi differenti. Una band che voglio comunque menzionare sono gli Ulver, credo che i loro due album “The Marriage Of Heaven And Hell” e “Perdition City” siano due opere di pura genialità! Entrambi hanno una oscura e allo stesso tempo deviata atmosfera, così unica! Per Kalles, infine, come già detto, la mitica “hangover condition” è la sua musa ispiratrice.

Se doveste suonare dal vivo vi piacerebbe farlo in piccoli club o in grandi arene? Come attrezzereste il vostro palco?
Be’, fin’ora non abbiamo nemmeno un tour all’attivo, ma spero che salti fuori l’occasione perché accada nel prossimo futuro. Sarebbe sicuramente grandioso suonare in grandi stage, a patto che avvenga nelle ore più tarde, più buie. Non riesco a figurarmi niente di peggio di un concerto nel bel mezzo del giorno con il sole che splende e i volatili che fanno casino; sarebbe davvero dura riuscire a trasmettere il feeling della nostra musica in quelle condizioni. Non disdegnerei piuttosto i piccoli club, anzi probabilmente la nostra musica funziona meglio in quel tipo di ambiente, un po’ fumoso e dall’intensità palpabile. Il nostro stage sarebbe semplicemente noi con un set di luci adatto. Anche se la mia fantasia più ardita consisterebbe nel suonare in un club di dimensioni medio-grandi, con uno stage abbastanza capiente da poterci far accompagnare da un flautista e un violoncellista, una cosa così, poi delle luci appropriate e magari qualche candela, sai, per aumentare l’intensità dell’atmosfera. Spero che questo non rimanga solo un sogno comunque…

Quindi non ti sbilanceresti a dire che suonerete presto in Italia?
No, è ancora troppo presto per una promessa del genere. Speriamo di venire lì almeno qualche volta in futuro. Queste sono cose che comunque dipendono da quanto il disco venderà lì, credo.

Ultima domanda: in quante edizioni è stato pubblicato “Empty World Excursion”? Ci sono/saranno versioni speciali con bonus track o in una confezione particolare? Grazie per la gradevole intervista.
No, ci sarà solo quella già disponibile. Ma un’altro dei miei sogni sarebbe quella di avere l’album pubblicato in Picture Disc con qualche bonus track. Verrebbe fuori una gran cosa! Grazie a te e a LoudVision.

Sono convinto che dietro al basso profilo adoperato dal nostro interlocutore ci sia dietro la determinazione, credo comune a tutti gli elementi degli Sham Rain, di lasciare un segno, almeno nella loro nicchia.

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