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  • Sham Rain: Empty World Excursion

    Sham Rain

    Data di uscita: 31-01-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Un’elegante sorpresa di stile e sentimento

Dopo il promo-cd “Pieces” arriva la prima vera prova degli Sham Rain. Un nuovo chitarrista nella formazione, arrangiamenti molto curati, e produzione lussuosa quanto merita per poter apprezzare questo lavoro nella sua tenue varietà. Uso il termine tenue varietà perché non troverete in senso lato varietà stilistica, quanto delle piccole singolarità che rendono i pezzi abbastanza distinguibili, pur nell’umore unico dell’intera opera di rock malinconico.
Il senso di essere trasportati dalla melodia si fa presto strada nell’orecchio; l’elettronica soft dell’opener “Statues” accomoda l’udito all’ascolto e propone sottovoce le classiche catatoniche sensazioni di distacco dalla realtà, e quindi quanto serve per cominciare a mettersi nella chiave di lettura introspettiva e riflessiva di quanto segue. “Fail”: grande senso della melodia, con accordi che letteralmente accattivano con dolcezza, suono di chitarra elettrica prezioso e pulito, intimista. Mentre la voce di Mika Tauriainen va letteralmente sopra le righe del rassicurante tono generale, regalando un’armonia da far accapponare la pelle. Ci si rilassa con “Pieces” che propone inserimenti di lunghe distese di flauto e violoncello. Ampio l’aprirsi atmosferico di “Drifter”, aiutata da un gradevole preziosismo nei beat, dalla chitarra acustica e dalle tastiere pregne di sentimento. Sono le note toniche a dare forma al brano, il suo incedere lento si stempera pian piano, imitando il tempo della contemplazione: lento, significativo, continuo nel suo inseguire ricordi, emozioni che esplodono nel ritornello conducente alla conclusione. Ottimo, fin qua, ottimo. “Withdraw” è sviluppata intorno a una batteria accattivante e una chitarra acustica che ruota a spirale verso il ritornello, più scontato di quanto proposto nel brano precedente. Il suo eccessivo gioco confidenziale con le note struggenti e la voce alta lamentosa inseguita da backing vocals sussurrate comincia a rivelare le fonti di ispirazione di questo gruppo; ovvero i Muse di “Showbiz” e in modo ancora più pronunciato gli Anathema di “Alternative 4″. Sicuramente non esistono molti album in questo filone essendo, i precedenti citati, degli episodi isolati nella discografia dei due gruppi britannici.[PAGEBREAK]Arriva “Sound Asleep” a confermare ulteriormente questo presagio di ispirazione. Nonostante ciò, nulla di male: rimane una traccia molto riservata, con tastiere profondissime ad accentuare il percorso dell’anima, accordi di chitarra classica, sussurrato femminile, e un crescendo improvviso del ritornello con i toni drammatici del cantato che seguono l’estensione delle tastiere. Una controparte basso/beats/chitarra acustica con cantato femminile risponde in qualche modo alla sezione precedente dando vita ad un chiaroscuro coerente con l’umore del pezzo, ripreso per terminare il brano insieme a delle variazioni nervose di flauto. Momenti romantici accompagnati da pianoforte e flauti oltre al consueto repertorio strumentale elettro-acustico vengono regalati anche da “Into Distance” che si estende per sette minuti abbondanti, narrando uno stato psicologico che normalmente attraversa la mente nell’arco di qualche secondo. Esperimento di dilatazione, questo, che ritengo interessante. Costantemente diligente la performance del vocalist, in grado di accompagnare la musica in modo mai troppo invadente, pulito, mai troppo esasperato (com’è facile in un genere simile) e capace di sollevarsi con un timbro espressivo sull’onda delle emozioni espresse in questo “Empty World Excursion”. In breve, le canzoni conclusive: in “Funeral” si apprezzano suoni prolungati e compiaciuti di chitarra e un ritmo più dinamico, mentre “Dispensable” non aggiunge poi molto a quanto già fatto dalle precedenti “Sound Asleep” o “Into Distance”. Solo un’altra canzone ad aggiungersi al mood generale.
Difatti lo scopo e il limite del disco è di essere umorale, adatto a quel tipo di sensazioni e spesso focalizzato in modo univoco ad esse. Prendendoci confidenza, le canzoni più brillanti ed espressive prendono il sopravvento, lasciando trascurate quelle più sfumate che meno sollecitano la propria emotività. Nonostante la loro perfezione, queste perdono smalto e probabilmente vengono scartate in favore di quelle più pronunciatamente profonde, ed efficaci nel loro scopo. In ogni caso: lavoro di pregevole fattura, ben fatto, per niente scontato, che aggiunge poco al genere cui appartiene in fatto di repertorio, ma che è capace di influenzare il vostro animo come un buon disco di rock malinconico sa ben fare.

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