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IMPOSSIBRU

Prima furono gli Okkervil River, dopodiché (in parallelo) gli Shearwater, una band che sarebbe dovuta servire da ripiego per i progetti più folk e intimisti di Will Sheff e Jonathan Meiburg.

Otto dischi prodotti di cui l’ultimissimo ha per titolo “Animal Joy”, come se si trattasse di un ritorno allo stato brado dopo la cattività.
L’interpretazione potrebbe anche essere corretta: testi accurati, dall’enorme gamma espressiva, percussioni con corpi sinuosi e solidi, chitarre che trasudano fatica ed impegno quasi fossero fatte di carne.

È forse la celebrazione dell’umana specie? È il trascendere all’incontrario, dalla spiritualità alle cose terrene?
Comunque sia è tutto molto bello.

Cos’è che Meiburg ha in gola? Non possono essere corde vocali, davvero. Lui dev’essere una specie di divinità, un alieno oppure un uomo a cui la natura ha dato una bellissima voce ma ha tolto cose che per un maschio sono essenziali. Tipo chessò, l’Xbox.
Applausi dalla partenza all’arrivo, di quelli che sembri una foca.

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Contro

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