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  • Shearwater: Fellow Travelers

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Austin vacilla

Lo scorso anno gli Shearwater hanno sfornato un disco fatto bene, in cui volevano dimostrare di saper fare anche loro un rock ammirevole, specialmente grazie al contributo portante della voce di Meiburg- forse una delle più particolari e preziose del panorama attuale.
“Fellow Travelers”, un titolo che Trotsky apprezzerebbe senza dubbio alcuno, è il primo album di cover della band di Austin: un modo per omaggiare gli artisti che i quattro texani trattano con occhio di riguardo. Spariamo qualche nome? Xiu Xiu (“I Luv The Valley OH!”), Clinic (“Tomorrow”), Folk Implosion (“Natural One”)… insomma, gente a posto.

Ci piace che il quartetto abbia voluto reinterpretare i brani altrui, ma al contempo si sente che gli Shearwater non sono nel proprio elemento.

L’apertura dell’LP è maestosa e dall’incipit alla chiusura il disco mantiene un tono quasi solenne, come se la band intendesse stendere un tappeto regale ai piedi degli autori originali dei nove pezzi rivisitati.
Toccante l’intimismo di “Ambiguity”, scritta da David Thomas Broughton, con quell’arpa che s’accosta alla voce calda e quegli ottoni in sottofondo; anche “Fucked Up Life” risulta più morbida e soave della versione firmata da The Baptist Generals.
“Fellow Travelers” sarebbe stato un piccolo capolavoro se gli Shearwater non avessero avuto alle spalle una carriera invidiabile. E invece.

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