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Say Geronimo! Intervista agli Sheppard

Cresciuti in Papua Nuova Guinea, a Port Moresby, e segregati in un quartiere recintato dal fino spinato, gli Sheppard sono a spasso per il pianeta da un anno e mezzo per portare in giro i singoli “Take Me Down Easy” e “Geronimo”, tratti dall’album “Bombs Away, uscito a fine luglio per Decca Records. In Italia sono alla terza posizione tra singoli più programmati in radio Earone. A noi piacciono loro, a loro (a giudicare dal loro profilo twitter) piace la pizza. Insomma that’s amore.

A george piace la pizza

A George Sheppard piace la pizza

La sensazione che i fratelli Sheppard ( George, 26; Amy, 23; Emma, 20) siano stati catapultati nello spazio, dalle prime registrazioni amatoriali al contratto con Decca, ce l’abbiamo già dando un’occhiata alla copertina dell’album: un casco d’astronauta, la galassia dietro. Il 12 novembre saranno in concerto al Tunnel di Milano, noi li abbiamo incontrati negli studi Universal a Milano, venerdì scorso.

Come sono nati gli Sheppard?

Amy: Beh io dovevo preparare un esame di composizione. Stavo registrando il pezzo ma mi sono accorta subito che era piuttosto scarico e noioso, così ho chiesto aiuto a George. Ci abbiamo lavorato insieme e il pezzo ha cominciato a funzionare. Abbiamo visto che ci piaceva il modo in cui le nostre voci si mescolavano, che avremmo potuto ripeterci. A quel punto è entrato Jay ( Bovino, leading guitar), amico di George e formidabile chitarrista. Ci siamo subito resi conto che sarebbe stato fantastico averlo con noi. Registrammo qualcosa come trenta pezzi nel giro di un mese e mezzo, impressionante.  Abbiamo messo assieme molti brani  e registrato in tre studi diversi, fino a trovare il nostro attuale producer, Stuart (Stuart Stuart, ndr). Mentre registravamo l’album per intero ci siamo accorti che era necessaria una band vera e propria, completa. Così si è aggiunta Emma, la nostra sorellina, al basso e poi tutti agli altri (Michael Butler e Dean Gordon, ndr).

Potreste dirci com’è nata “Geronimo”?

George: in un ospedale ovviamente (ride, ndr), scherzo…  Nel backstage di uno dei nostri show a Melbourne, io stavo battendo il piede sul pavimento e Jay mi è venuto dietro con la chitarra acustica. Abbiamo capito subito che ne sarebbe nato qualcosa. Il riff di chitarra è venuto fuori spontaneamente, è stato pazzesco. L’abbiamo registrata al volo su uno smartphone, ed era fondamentalmente già pronta. Qualche mese dopo a Brisbane in studio abbiamo preso il take e in un paio d’ore l’abbiamo completata. E’ stato molto facile, divertente. Probabilmente la più divertente da scrivere fra tutti i pezzi che abbiamo fatto.

E’ stata una canzone fondamentale anche per affermarvi.

Amy: Sì, hai ragione. E’ stato il nostro secondo singolo. Il primo, “Let me down easy”, andò alla grande ma c’erano perplessità sulla band e il timore che fosse uno dei tanti exploit. Il successo di Geronimo è stato un sollievo, ci ha fatto capire che questa può essere la nostra strada, ha ripagato i nostri sforzi.

Qual è stato il vostro primo approccio con la musica, il primo momento in cui ricordate di aver preso in mano uno strumento?

Amy: Per me, penso la chitarra di mio padre. Avrò avuto dieci anni o giu di lì, penso di aver sempre amato la musica ma se dovessi scegliere un momento, beh, è quello lì. Ho registrato la mia prima canzone a 12 anni, e ho continuato insomma. Avevo le idee chiare.

George: Anch’io ho sempre avuto questa passione da che mi ricordo. La prima volta che ricordo di aver registrato, diciamo professionalmente, si trattava di un concorso per cui bisognava presentare una propria versione di Christmas Carrol. Non vinsi, non chiedetemi perché, la canzone era perfetta (ride, ndr).

Emma: Io ho scoperto … Beh non saprei dire bene quando è nata questa passione (ride imbarazzata, ndr). Mio padre è venuto da me quando ho finito il liceo e mi ha chiesto di iscrivermi a una scuola di musica e unirmi alla band, così ho imparato a suonare il basso ed eccomi qui.

Molti parlano di “feel -good music” in riferimento ai vostri brani, cosa ne pensate? Siete d’accordo?

George: Beh siamo molto contenti, penso sia una cosa positiva, è quello che proviamo a fare.

Amy: Siamo ragazzi piuttosto felici ed entusiasti, penso che questo alla fine venga fuori nella musica che facciamo. Ci sono un paio di pezzi che suonano magari un po’ più cupi ma l’attitudine della feel-good music penso sia quella preponderante.

Avete detto di aver registrato l’album varie volte. Come mai? Come avete scelto alla fine?

Amy: Sì abbiamo avuto qualche producer in precedenza ma non ha funzionato. Passavamo mesi in studio ma ci accorgevamo che il disco non andava nella direzione giusta, che non suonava come avremmo voluto noi. Eravamo molto delusi dai risultati, frustrati.

Il suono che adesso ha  l’album, è frutto di una vostra scelta o è stato piuttosto influenzato  dal vostro producer?

Amy: Beh entrambe le cose, certamente. Ci siamo trovati benissimo con Stuart, è facile lavorare con lui. Il suo studio è in casa sua e questo forse ci ha permesso di rilassarci un po’, di prenderci il nostro tempo.

George: Avevamo la possibilità di sperimentare, di provare cose senza sapere minimamente se avrebbero funzionato. Abbiamo lavorato con calma, per essere sicuri che questo era l’album che volevamo fare.

Per ciascuno di voi, qual è la canzone dell’album a cui vi sentite più legati?

George:  Per me, Smile.

Amy:  Per me senz’altro “The best is yet to come”, penso che sia quella che più risuona nella mia testa in questo momento, perchè mi aspetto molto dal futuro.

Jay:  Quella a cui sono più affezionato è These people, si riferisce ai ragazzi che mi odiavano a scuola e mi screditavano.

Emma:  Direi “The best is yet to come”, per gli stessi motivi di Amy circa.

Siete cresciuti in Papua Nuova Guinea, un posto difficile anche da immaginare da questa parte del pianeta, Ora vi spostate frequentemente in giro per il mondo per promuovere la vostra musica. Si tratta di un cambiamento radicale, parlateci un po’ di com’è stato per voi affrontare questa piccola rivoluzione.

Amy:  Beh si è un tremendo slittamento culturale, a Port Moresby vivevamo in complesso di edifici recintato dal filo spinato. Camminare per strada era considerato troppo pericoloso, ci era concesso solo andare sulle isole. Tutto estremamente diverso, crescere PNG ( Papua Nuova Guinea) è un esperienza anche molto positiva dal punto di vista della multiculturalità delle scuole che frequentavamo e delle persone che abbiamo conosciuto

George:  L’atmosfera che si respira penso abbia influenzato la nostra musica, anche dal punto di vista delle armonie vocali. Avere la possibilità di girare per il mondo facendo questo mestiere è meraviglioso, incredibile. Qui in Italia, ad esempio è bellissimo. È la prima volta che abbiamo tempo di fare anche un po’ di turismo, la volta scorsa ci siamo fermati solo poche ore qui in studio. Ci piace moltissimo!

I piccioni fanno a capire a Amy che la Papua Nuova Guinea non era un posto così pericoloso, in fin dei conti.

I piccioni fanno a capire ad Amy Sheppard che la Papua Nuova Guinea non era un posto così pericoloso, in fin dei conti.

Jay, dal tuo cognome si direbbe che hai radici nel Belpaese.

Jay: Bovino, sì. Mio padre ha origini calabresi, di Reggio precisamente.

Un po’ di sangue italiano c’è quindi. Ma non solo l’Italia vi ama, sulla vostra pagina facebook  c’è una parodia di “Geronimo” in indonesiano. Un’ ulteriore prova del vostro successo, qual è il prossimo passo? Diventare personaggi dei Simpsons? Featuring con Shakira ai mondiali di calcio?

George: Già, è pazzesco (ride, ndr).

Amy: E’ molto strano, imbarazzante. Quando abbiamo raggiunto la posizione n.1 in Australia eravamo sempre in onda in radio. Viaggiare, scoprire che in altri paesi la gente ti conosce, canta le tue canzoni…è incredibile, ti rendi conto che la tua musica non è solo tua. Appartiene ai tuoi fan, alla gente. Siamo secondi negli ascolti in Indonesia, terzi in Italia.

George:  Non te ne rendi davvero conto finché non ci vai. Una cosa è leggere le classifiche, un’altra sentire le tue canzoni cantate per strada da sconosciuti di altre nazioni!

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