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Shipping News: Una questione di gusto

Flies The Fields è stata una gradita conferma di inizio 2005, un disco che probabilmente non rimarrà nella storia, ma che comunque ha dalla sua una ineccepibile bellezza formale ed una invidiabile longevità. I volti dietro la musica sono altrettanto interessanti; loro si definiscono “vegetarian, pacifistic, often self-employed, tax paying, indie rock dudes”, persone che hanno voluto tracciare una serie di linee per definire la propria esistenza, all’interno e al di là dell’entità musicale. Di questo e altro parliamo con Jason Noble, chitarrista, bassista e uno dei tre cantanti della band, che prima di iniziare ci ringrazia cortesemente per il nostro interesse negli Shipping News.

Flies The Fields è sottile e gentile, armonico e rockeggiante, spaziale ma solido. Come è venuto alla luce? Parlaci del processo di songwriting e della ispirazione musicale.
Questo disco è il primo gruppo di canzoni che scriviamo come band da quattro elementi, perché dal 1996 al 2002 siamo stati un trio. Abbiamo iniziato a suonare con il nostro amico Todd Cook nel 2002 (anche se desideravamo lavorare con lui da molto tempo) e queste sono le canzoni che abbiamo scritto insieme a lui. Un elemento “strano” del processo di stesura dei pezzi è stato che io, Jeff e Kyle avevamo appena scritto un album di canzoni “soliste” (il precedente Three-Four – ndR) come progetto per sperimentare e mettere a fuoco i nostri pensieri. Tornare alla musica da “band” è stata una bella soddisfazione, ed è stato soprattutto divertente, dopo essere stati rinchiusi da soli in studio per tutto il tempo nel lavoro precedente. Quando abbiamo iniziato le prove con Todd ci siamo sentiti molto naturali, come se avessimo suonato insieme per anni, è una cosa che non succede molto spesso. Siamo cresciuti tutti insieme a Louisville, abbiamo visto gli stessi spettacoli, frequentato la scena musicale del posto. Siamo stati ispirati da un sacco di band, pensa che Todd suonò in una sorta di spettacolo a casa di Jeff nel 1988 o qualcosa del genere… andavamo alle superiori insieme, è stato bello poter fare finalmente della musica con lui. In riferimento a quello che abbiamo appena fatto, è difficile dire da dove venga… direi che è stato il songwriting più democratico che abbiamo mai avuto su un album, tutti i presenti nella stanza hanno dato il loro pieno contributo.

Quale indicheresti come il “fuoco” della vostra musica? Potrei nominare il gusto, semplicemente, perché c’è così tanto gusto nella vostra musica che sembra essere la linea principale e portante che unisce ogni canzone. Ma in effetti potremmo anche chiederci che cosa SIA il gusto… tagliando corto, qual è il cuore della vostra musica, perché la vostra musica “funziona”?
Devo ammettere che abbiamo una espressione presa in prestito da James Brown, lui urla un potente “TASTE!!!” (gusto, appunto – ndr) in una delle sue canzoni -credo Popcorn?- e noi ce lo diciamo sempre l’uno all’altro durante le prove, non sto scherzando! Non che questo implichi che quello che facciamo sia di gusto, in effetti. Devo ammettere che sono spaventato dal fatto di poter essere troppo cauto o attento quando scriviamo canzoni, una delle cose che accadono mano a mano che diventiamo magari più esperti -vecchi!- è che mettiamo troppo a punto le cose. A volte non lasciamo che la parte
più pesante, sporca e rock’n roll esista senza aggiungere piccoli elementi più “intelligenti”. Ad esempio abbiamo provato alcune delle nostre vecchie canzoni questa settimana ed è stato piacevole, sono molto dirette. Apprezzo che tu senta il nostro “gusto” e forse questo si riflette su un fatto molto più semplice, cioè che siamo molto influenzati da altri artisti altrettanto accurati e cervellotici, prendiamo ispirazione da molti stili, non solo post-qualcosa.

Flies The Fields richiama alla mente paesaggi aperti, forme ampie ma definite, movimenti che crescono sempre senza esplodere mai. Sono il tipo di sensazioni che volevate trasmettere con il disco? Qualcosa che si muove, cresce, urla o cade a pezzi, senza mai raggiungere una fermata, un punto di tranquillità?

È difficile descrivere verso cosa cerchiamo di dirigerci ogni volta che facciamo nuovi pezzi. Passiamo molto tempo sulle strutture, per ottenere un buon senso di “narrazione” o un buon tono, ma ci soffermiamo ancora di più sulle cose da togliere, così che non ci sia niente di superfluo o ornamentale. Detto così suona molto più accademico di come sembri quando siamo a lavoro nella stanza; gravitiamo intorno a determinate atmosfere e sensazioni, mano a mano che andiamo avanti le canzoni ci guidano e suggeriscono da sole se concludersi, se diventare più calme o più aggressive. Discutiamo molto sui brani e abbiamo una mentalità aperta su come potrebbero diventare, anche quando qualcuno ha una forte opinione in merito, le lasciamo tutte aperte per un po’ e aspettiamo di vedere come maturano. A volte questo approccio significa fare canzoni che semplicemente non stanno insieme, ma, come la maggior parte dei fallimenti, ci insegnano comunque qualcosa di importante. Ti dirò che abbiamo fatto una scelta per questo album, volevamo che fosse molto diretto: chitarra, basso, batteria e voce. Nessuna orchestrazione extra di alcun tipo. Abbiamo deciso di registrare la band mentre suonava in una stanza con poco altro da aggiungere in studio. Siamo riusciti a fare così grazie all’aiuto del nostro amico e tecnico Bob Weston. Siamo stati in grado di fare la maggior parte delle canzoni (l’80% circa) senza cuffie o materiale per l’isolazione dei vari componenti, insomma senza tutta la strumentazione da studio che ci avrebbe separato l’uno dall’altro. Questo ci ha aiutato a mantenere un feeling naturale per l’album, facendoci suonare più vicini, anche fisicamente.
[PAGEBREAK] Sappiamo che i generi sono spesso etichette fuorvianti e tutt’altro che necessarie date alla musica giusto per piazzare il CD nello scaffale
correttodel negozio. A parte questo, come definireste la vostra musica (…)? Quali sono le vostre più importanti influenze, band o generi?

Non definiamo le nostre canzoni o il nostro stile, di solito dico “se vuoi un’idea di quello che facciamo, ascolta uno dei nostri dischi per qualche minuto
e vedi cosa ti viene in mente”. Mi piace essere nella sezione “indie” del negozio perché siamo in effetti indie. Questa categoria può includere tutto da Matmos a Freakwater, da Tortoise a Calexico. È un lato positivo dell’industria della musica, un genere che possa includere così tanti modi diversi di fare musica. Le influenze sono davvero… be’, sono davvero troppe per poterle riassumere. Che ne dici di una breve lista della musica che amiamo? Sonic Youth, Shellac, Melvins, Savath and Savalas, Talk Talk, Black Sabbath, Philip Glass, DJ Krush, Linton Kwesi Johnson, Deerhoof, Cliff Martinez, Verktum, Slint, Moonshake, Uzeda, Three Second Kiss, Ennio Morricone, D. Shostakovich. Miles Davis, Screamin’ Jay Hawkins, David Bowie, Tones on Tail.

Con la crescita del post rock sembra che il genere incorpori sempre meno parti cantate. La vostra scelta di usare la voce come un ingrediente
“necessario” è stata presa per le qualità del vostro reparto lirico, o perché avete qualcosa di importante da dire? Magari entrambe?

Vediamo le parole ed il cantato semplicemente come un altro strumento, in opposizione a chi vede il cantante come un “frontman” o punto focale. Tre di noi cantano le canzoni e ci piace molto lavorare con il testo, capire come incastrare le parole nella musica. A volte sentiamo che le parole non dovrebbero esserci, di solito lo decidiamo insieme. Portiamo canzoni finite con i testi nella band, ma spesso lavoriamo ad una canzone come se fosse
strumentale e quindi ne parliamo, dicendo qualcosa tipo: “nessuno ha qualche buona sensazione per delle parole in questo pezzo?”. Penso sia la parte
più accattivante della band per me, perché le parole sono così “pesanti”, nel senso che possono cambiare una canzone molto velocemente. Di solito scriviamo testi piuttosto seri, e trovo che cantare testi che sono molto vicini al tuo cuore può farti chiedere davvero come sia meglio interpretarli.

In relazione alla domanda precedente, da quello che vediamo nel vostro website in stile “blog”, dichiarate di essere “vegetarian, pacifistic, often self-employed, tax paying, indie rock dudes”; molti si riferiscono a voi come ad una band dalla forte componente idealistica, c’è un messaggio che vorresti condividere con i nostri lettori, c’è un particolare messaggio dietro il progetto Shipping News? O vedete la vostra vita sociale come una parte slegata dalla vostra arte?
Abbiamo bisogno di essere idealisti per continuare a fare la nostra musica. È un elemento delle nostre vite grazie al quale possiamo esprimere in pieno qualcosa di artistico. Il nostro scopo principale è quello di fare qualcosa di chiaro e onesto, qualcosa che mostri i nostri pensieri più intimi. È una piccola strada per tagliare attraverso le forme più ampie di diffusione mediatica.

La disinformazione crea persone colpevoli, o solo sfortunate vittime degli eventi (o magari fortunate!)?

È una domanda molto difficile. Vivere in America mi fa venire dubbi su tutto, anche adesso le persone più creative e oneste di questo paese stanno sentendo un terribile conflietto nella loro vita di tutti i giorni. Stiamo cercando di capire come abbracciare la contraddizione dell’avere libertà di parola e di scelta, ma una libertà che non si estende a tutti gli aspetti della società. Una libertà che si paga con la sofferenza dei paesi che non hanno la nostra forza militare ed economica. I media negli Stati Uniti non ci danno una rappresentazione accurata o imparziale della verità e dei fatti, dobbiamo vedere il comportamento del nostro stesso paese in film com “Control Room” (che trovo un lavoro bellissimo e importante) o trovando fonti indipendenti (Democracy Now, The Guardian, Public Television). Non credo che la gente possa proclamare semplicemente “non lo sapevo” quando abbiamo la spaventosa e chiara evidenza di un misfatto (come Abu Grahib) o di un abuso di potere (le corporazioni ed i loro legami con il nostro governo). Dobbiamo lavorare tutti su questo, non siamo esentati dalle leggi della decenza. Il nazionalismo che ha preso possesso di alcune persone qui è solo il prodotto di una cultura della paura costruita dai nostri media, e nel frattempo noi instilliamo paura in tutto il resto del mondo.
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Ora la domanda umanistico-socio-politica-senzarisposteplausibili: cosa pensi che le persone possano fare per rendere il mondo un luogo migliore?

Essere più attenti nelle loro azioni giornaliere, dare un contributo quando possono. Sto lavorando a questo nella mia vita proprio adesso, penso che l’arte possa essere una parte importante della vita, di supporto a tutto il resto, lavoriamo sempre per dare qualcosa di personale e inedito con la nostra musica, ma so che non è abbastanza.

Che cosa significa la musica per te, perché suoni?

Oh – geez! Non penso di poterlo dire. È nelle nostre anime.

Gli ultimi cinque album preferiti di qualsiasi tipo:

Ok, questa è molto più facile!
In nessun ordine particolare:
Michael Gordon “Light is Calling”
Jay Z “Black Album”
Shannonwright “Over the Sun”
Savath and Savalas “Apropa’t”
Radiohead “Hail to the Thief”
più una: Gavin Bryars “A Man in a Room, Gambling”

Piani per il futuro degli Shipping News? Album, tour in Italia?

Vogliamo davvero, davvero tornare. Siamo molto amici con i ragazzi di Uzeda e Three Second Kiss, speriamo di riuscire a venire presto!

Ultima domanda. Ehm… è “The Shipping News” o “Shipping News”?

“Shipping News”.
Grazie ancora e stammi bene!

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