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Si aprono le porte della conoscenza

Assistere ad un concerto dei Therion è un’esperienza che travalica la sfera musicale metal e assume i contorni di un arricchimento spirituale, quasi mistico. E questo non solo per la perfetta sintonia dei membri della band, orchestrati dal geniale Christofer Johnsson, ma anche per l’atmosfera spartana che permette di concentrarsi solo sulla musica. E, soprattutto, per il talento dei nuovi acquisti Snowy Shaw e Thomas Vikström, che hanno retto magistralmente la scena, non facendo rimpiangere la mancanza di Mats Léven.

Anche la scelta dei supporting act ha contribuito a rendere unica la serata: gli svedesi Loch Vostok sono un combo interessante di death melodico che s’ispira agli Opeth. Giovanissimi e guidati dal poderoso cantante Teddy Möller, hanno deliziato l’Alcatraz con sonorità pestate e d’impatto.
Segue poi una delle formazioni più casiniste, sovversive e accattivanti degli ultimi dieci anni: i norvegesi Leprous. Vestiti come i drughi di Alex De Large, la loro carica eversiva ricorda quella dei Faith No More degli inizi, e per un’ora l’Alcatraz è preda di una sorta di fascinazione ipnotica. Avant-garde, death, progressive metal e psichedelia caratterizzano la performance della band, che si basa principalmente sui pezzi del loro debut “Tall Poppy Syndrome” (2009).

Poi, alle 21, gli attori entrano in scena. Già dai primi pezzi, “Sitra Ahra” e “Wine Of Aluqah”, s’intuisce che sarà una serata entusiasmante, caratterizzata da un buon equilibrio fra musica e performance teatrali, in un Alcatraz gremito di fan. Il primo momento di forte impatto arriva con “Perennial Sophia”, dove la corista Katarina Lilja e Snowy Shaw si profondono in un duetto emozionante che ricorda la coppia Faust/Margherita di Goethe. Con “Hellequin” arriva la possibilità di apprezzare appieno le doti dei 4 coristi/cantanti, che, indossando una semplice maschera, eseguono il pezzo con una forza evocativa travolgente. Su tutti spicca Thomas Vikström, che decide di cantare con qualche tonalità più alta rispetto al cd. Con “Siren Of The Woods” assistiamo ad un altro duetto, stavolta fra Viksröm e Lori Lewis. I due vocalist incantano per il pathos e la malinconica dolcezza che imprimono alla canzone, e che ricorda alcune scene della relazione (filmica) fra Dracula e Mina. Si tratta di uno dei momenti più intensi della serata e di un classico che compare di solito nella scaletta dei concerti dei Therion, anche se stasera il set comprende alcune chicche abbastanza datate, come “Enter Vri-Ya” e “Clavicula Nox” (2000 e 1998 rispettivamnte).
Con le epiche “Voyage Of Gurdjieff” e “Ljusalfheim” il live riprende velocità, fino a esplodere grazie ad una riscrittura personale di “Dies Irae” dal “Requiem” di Mozart. Seguono la corale e tirata “Ginnungagap” e “Kali Yuga III”, dove Snowy esibisce il meglio delle sue doti vocali. Dopo la straordinaria “Call Of Dagon”, si fanno apprezzare in modo particolare “Lemuria”, e “Abraxas” (entrambe tratte da “Lemuria”, 2004), introdotta dalla delicata voce di Lori Lewis. Con una sfolgorante “Unguentum Sabbati” il set si chiude, in attesa degli immancabili encores. E infatti il locale esplode letteralmente con “Rise Of Sodom And Gomorrah” e soprattutto con “To Mega Therion”, vero inno antemico (anche se sono passati 14 anni dalla sua uscita) della band.
Purtroppo lo spettacolo è finito, il sipario cala, ma ce ne andiamo con una luce diversa, arricchiti da qualcosa che va al di là di un semplice concerto metal.

Sitra Ahra
Wine Of Aluqah
Typhon
Perennial Sophia
Hellequin
Niefelheim
Siren Of The Woods
Voyage Of Gurdjieff
Ljusalfheim
Dies Irae
Ginnungagap
Kali Yuga III
Call Of Dagon
Calvicula Nox
Enter Vril-Ya
Blood Of Kingu
Lemuria
Abraxas
Unguentum Sabbati

Encore
Rise Of Sodom And Gomorrah
To Mega Therion

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