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Si configura ugualmente una “testata”

Ogni giorno, all’interno della rete, nascono nuovi portali che esercitano, per distinte materie ed in modo sempre più originale, attività di informazione, a tal fine valendosi dei contributi di liberi redattori, reperiti all’interno del territorio nazionale. Ancor più spesso queste collaborazioni non vengono regolate da accordi negoziali; sicché possono configurarsi facili conflitti in materia di proprietà intellettuale e/o di retribuzioni.
In questa puntata ci occuperemo di questo secondo profilo, rinviando il primo ad un successivo appuntamento della nostra rubrica.

L’occasione ci è offerta da una recente ed innovativa sentenza del Tribunale capitolino, che ha affrontato il delicato giudizio intentato da una lavoratrice nei confronti di un sito per il quale la stessa prestava, in modo continuativo, attività di redattrice.

Il Giudice del lavoro di Roma ha formulato alcune interessanti e condivisibili considerazioni.
In primo luogo, proprio con riferimento ai nuovi media, il Tribunale ha precisato come l’attività di informazione possa realizzarsi, non solo attraverso la carta stampata, ma anche tramite la rete internet.

In secondo luogo, a confutazione delle tesi difensive della società proprietaria del sito web (la quale affermava l’inapplicabilità, nei propri confronti, del contratto di lavoro giornalistico, per non essere quella del sito una testata giornalistica), il Tribunale ha osservato come non può considerarsi una “testata giornalistica” solo quella che ottiene una formale registrazione presso il locale Tribunale. Al contrario, si deve considerare come tale anche quell’attività che provvede alla diffusione di articoli, notizie e servizi informativi. Ne conseguirebbe che il sito internet, pur potendosi definire una “testata” non necessiterebbe di un Direttore Responsabile.
Si ponga attenzione tuttavia sulla circostanza che, una cosa è la strutturazione del sito come “testata giornalistica”, un’altra è il prodotto che ne deriva, che la giurisprudenza recente non ha inteso equiparare alla stampa vera e propria (confronta nostri precedenti articoli sulla libertà di espressione nei forum, nonché sulla reposanbilità penale dei blogger).

Al riguardo giova rilevare che, pur non esistendo una definizione normativa di attività giornalistica, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il giornalismo è caratterizzato
1) dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione di notizie (attuali) destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale;
2) dall’elemento della creatività, dalla tempestività di informazione.

Dunque, ha precisato il Giudice del Lavoro, è evidente che tale attività di informazione possa realizzarsi anche tramite la rete internet, stante l’alto impatto comunicativo di codesto mezzo di diffusione di informazioni.

Il Tribunale ha concluso equiparando la posizione del redattore presso la testata internet a quella di un giornalista all’interno di un giornale registrato.
Infatti, se è pur vero che una denominazione assume formalmente la qualifica di testata solo dopo l’eventuale registrazione nel registro della stampa, è anche vero che non possono farsi ricadere sul lavoratore le conseguenze negative del comportamento omissivo di parte datoriale che, violando la normativa del settore, non provvede a registrare per tale quella che, di fatto, è stata una testata giornalistica.

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