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Sick Tamburo: “Scrivere è una terapia, ma suonare è il divertimento” | INTERVISTA

L’amore è la soluzione e la cura. È l’antidoto contro la paura. Da questo concetto, così semplice e al contempo così vero, sono partiti i Sick Tamburo nel loro nuovo album che si intitola, non a caso, “Paura E L’Amore”.

Loro che questo binomio lo conoscono bene: basti pensare ai passamontagna (emblema della paura) sotto cui si nasconde una massiccia dose di amore. Loro che questa massiccia dosa di amre l’hanno potuta cumulare in tutti questi anni (tra i Prozac + e i Sick Tamburo). Loro che pensano che anche l’universo possa donarci amore e che sia assolutamente necessario godere delle cose belle che la vita ci offre ogni giorno. Loro, da cui si può imparare davvero tanto, perchè hanno tanto da insegnare. E, in questa intervista, qualcosina l’hanno insegnata anche a me.

È da poco uscito il vostro nuovo album, “Paura E L’Amore”. Che però non sono due sentimenti affini. Sono uno l’opposto dell’altro. L’amore può essere definito come un antidoto contro la paura?

Sì, l’amore lo è a tutti gli effetti. Magari lo avessimo scoperto noi… È l’unica arma che abbiamo per abbassare il livello di disagio provocato dalla paura. La cosa più importante è rendersi conto che l’amore è del tutto gratuito. Se aprissimo gli occhi e lo usassimo di più, tanti malesseri provocati dalla paura che ci portiamo dentro fin da quando nasciamo sarebbero notevolmente inferiori. Il disco ruota intorno a questo concetto.

Hai detto una cosa importante: l’amore è gratuito. A questo proposito c’è un brano che dovrebbe far riflettere molto, “Il Più Ricco Del Cimitero”. Volete dirci che è inutile sentirsi troppo legati alla ricchezza, ai beni materiali, perché quello che conta davvero è l’amore che riesci a dare?

Sì. Quello che conta davvero è la realtà, quello che viviamo tutti i giorni. Tutti i pensieri, i fantasmi, i castelli che costruiamo sono cose effimere. Un giorno, quando andremo nell’aldilà, non ci porteremo dietro nulla di queste cose. Ogni giorno che viviamo con serenità (e l’amore ci aiuto molto in questo) è un giorno di benessere che ci portiamo dietro con noi. Quando lasciamo questo mondo per un altro secondo me quello che lasciamo ai nostri cari è molto legato alla serenità con cui ce ne andiamo. Se ce ne andiamo con la paura di aver fatto poco lasceremo un sentimento negativo. Se ci rendiamo conto che dobbiamo goderci ciò che abbiamo lasceremo solo positività ed è una cosa fondamentale per noi.

Anche nella vostra storia la paura è un elemento presente, possiamo dire: basti pensare al passamontagna, emblema di questo sentimento, sotto al quale però si nasconde una massiccia dose d’amore. Quanto è autobiografico dunque questo album?

In quasi tutti gli album c’è tanta autobiografia. Io parlo sempre di ciò che succede a me, oppure che accade vicino a me .

Ho notato che c’è una parola che torna in più di un testo: speciale. Per voi tutto ciò che non è convenzionale, che si distingue dalla massa, più che diverso può essere definito speciale?

Sì, questa è la prima parte del ragionamento. Noi la vediamo così: tutto ciò che è diverso e quindi speciale, in realtà è la normalità. Siamo troppo abituati a pensare che la normalità sia ciò che ci dicono gli altri . In realtà la normalità è molto più ampia, è piena di diversità, che poi appunto reputiamo speciali. Essere normali è avere ognuno qualcosa di diverso dagli altri.

Facciamo un (lungo) passo indietro. Del passaggio dai Prozac + ai Sick Tamburo cosa vi resta? Cosa vi portate dietro dell’esperienza con la precedente band?

Ovviamente ci portiamo dietro tanto affetto. Sono stati tanti anni, cinque dischi, una vita insieme, un pubblico che ci ha donato sempre tanto calore. Tutto questo amore ce lo portiamo dietro. Ma con la consapevolezza che sono dieci anni che abbiamo questo nuovo progetto, che è cresciuto grazie alla nostra maggiore esperienza. Ci portiamo insomma dietro un bellissimo ricordo, ma con la consapevolezza che adesso abbiamo qualcosa di più importante che è il presente.

Sono comunque tanti anni che “frequentate” la scena musicale italiana. Cosa è cambiato dagli anni ‘90 ad oggi? È mai cambiato il vostro modo di vedere la musica?

È cambiato tantissimo. Rispetto ai tempi dei Prozac + è arrivato internet, con tutte le sue facilità e tutte le sue difficoltà. Ha stravolto il mondo della musica. Ogni il nostro messaggio può arrivare a chiunque con una facilità incredibile. Allo stesso tempo però è diventato tutto più banale: è molto più facile oggi ottenere le cose e si sa che quando le cose sono facili da ottenere sono meno importanti. Il mondo è cambiato tanto. Ed è cambiata la concezione della musica, come anche l’interesse verso la stessa. Un tempo i musicisti erano considerati i più fighi del mondo, adesso sono visti in modo diverso, la loro importanza è secondaria, ci sono altri interessi. Ma è giusto così. La vita cambia e bisogna prendersi lo spazio che la vita ci dà. Ciò che non è cambiato è il nostro approccio alla musica. Cambiano gli stili, le sonorità, ma il nostro modo di fare musica resta quello di sempre. Abbiamo uno spirito che deriva forse dalle nostre radici molto punk, che ci permette di fare musica anche solo con chitarra acustica e voce, mantenendo sempre quel mood diretto che ci caratterizza.

Tornando all’album. Ci sono due brani che mi hanno colpito più di tutti, che possono essere accumunati per la tematica affrontata. “Lisa Ha 16 Anni” e “Agnese Non Ci Sta Dentro”. In entrambe le canzoni si parla di infanzia distrutta (in senso molto ampio). Si parla di solitudine, di abusi, di violenza. Insomma, si intravede molto poco amore. Anche nei casi più disperati però ci si può salvare grazie all’amore?

Sì assolutamente. Quella di Lisa è una storia vera, un po’ romanzata, ma pur sempre reale. Riguarda una persona a me molto vicina. È la storia di un’adozione. Quel “corri Lisa” è questo: corri, perché alla fine c’è sempre un buon motivo per essere qui. Che è proprio questo: vivere ogni giorno le cose belle che abbiamo. Questo è l’amore dato dall’universo.

Tra poco inizierà il vostro tour. Innanzitutto quanto è importante per voi la dimensione live, il contatto diretto con il pubblico?

È fondamentale. Ognuno inizia a suonare con lo scopo principale di salire su un palco e farlo per la gente presente. Non vediamo l’ora di esibirci. A me piace tanto scrivere, per me è una terapia: scrivo per sciogliere le difficoltà che mi arrivano addosso. Ma suonare è il mio divertimento, come anche per i miei compagni.

Potete darci qualche anticipazione sulla scaletta?

Ci saranno dentro i pezzi del nuovo album e un mix di pezzi presi dai precedenti, non ne abbiamo lasciato fuori nessuno. È chiaro che la predilezione sarà per quello nuovo. Sarà un mix di tutto ciò che abbiamo fatto. Sarà un concerto piuttosto pieno.

 

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