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Sig. Solo & The Superstars, l’intervista

Il mese scorso è uscito il suo secondo album da solista, “Sexsation”. Abbiamo colto l’occasione, quindi, per fare quattro chiacchiere con il Sig. Solo.
Ci ha raccontato delle sue esperienze nei La Spina e come tastierista di Dente, ci ha spiegato come è nato il nuovo disco e, last but not least, ci ha dato qualche buon consiglio musicale.

Cominciamo proprio dall’inizio: ti va di raccontarci come ti sei avvicinato alla musica? Hai sempre pensato che avresti fatto il musicista di mestiere, oppure è successo un po’ per caso?

Potrei dirti che mio padre è stato l’artefice involontario del fatto che ora io sia qui a rispondere a queste domande, e ti spiego il perché. Lui era ispettore Siae negli anni ’70, in un locale dalla mia zona. Quando il locale chiuse i battenti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, gli regalarono uno scatolone di 45 giri…tanta disco music, un mare di suoni e di parole, inglese e italiano…ricordo che in seconda elementare, a scuola, canticchiavo “Belfast” dei Boney M!!! Successivamente mi immersi totalmente nell’adolescenza musicale anni ’80 di mio fratello più grande, innamorandomi di Sade, Simply Red, Duran Duran… Dopodiché cominciai ad ascoltare con le mie orecchie….ma certo è che la maggior parte di quegli ascolti resta a mio avviso musica di grandissimo impatto, che ascolto ancora spesso e volentieri.

A metà degli anni Novanta eri il frontman e l’autore di tutti i pezzi della band La Spina. Come è nato questo progetto musicale? Come hai conosciuto Giuseppe Peveri e Gianluca Gambini, con i quali ancora continui a lavorare in contesti differenti?

I La Spina siamo io e Gianluca Gambini (batterista di Dente e dei Superstars, n.d.r.), amici d’infanzia con una passione comune, che inizia a prendere forma a metà degli anni ’90 nel solaio di casa sua, la nostra prima sala prove; Dente si aggiunge qualche anno più tardi, dopo che i classici abbandoni dei primi colleghi musicali ci avevano lasciato orfani del chitarrista elettrico. Lui aveva già dimostrato apprezzamento per il nostro lavoro acerbo, e noi guardavamo a lui così diverso dagli altri e affascinante, con i capelli lunghissimi…così una sera, davanti ad una discoteca della zona, ci siamo conosciuti, gli abbiamo proposto la cosa…lui con i capelli cortissimi, dopo aver ascoltato il progetto embrionale che avevamo per il futuro imminente, non ci ha pensato un attimo e ha detto sì, lasciandoci il numero di telefono di casa, 052452 ecc…..ricordo tutto perfettamente.

Cosa è più cambiato per te, musicalmente, dai tempi de La Spina a oggi? Pensi che la tua esperienza come tastierista e arrangiatore di Dente abbia in qualche modo influito sul tuo modo di scrivere canzoni?

Non saprei, non faccio mai queste analisi… Cammino, vado avanti, mi confronto con le persone con cui lavoro. Credo comunque che ogni esperienza musicale o meno, se vissuta con l’attitudine giusta, sia un arricchimento, che poi si deposita nella testa, nel cuore e nella mente di una persona, e quindi certo influisce anche sul modo di scrivere e comporre un brano. Posso dire che l’entusiasmo con cui lavoravo negli anni ’90 è lo stesso che mi ha contagiato per tutto il lavoro svolto con Dente e naturalmente con Sexsation. Potrei dirti quindi che non è cambiato nulla.

Quando hai iniziato il tuo progetto solista nel 2008 hai deciso di farlo a nome di Sig. Solo: come mai?

Stavo, per una casualità, dedicandomi per la prima volta ad un progetto solista. Volevo un nome diverso, e ne ho trovato uno perfetto per il suo significato, considerando che la solitudine, nelle sue forme diverse, è una tematica di cui tratto spesso nei miei testi. Allo stesso tempo è un nome elegante…..mi danno spesso del lei: mi piace, mi ci trovo bene.

Arriviamo finalmente al tuo nuovo disco: ti va di parlarcene un po’? Come sono nati questi dieci brani? Ce n’è qualcuno di cui sei particolarmente soddisfatto, o che ritieni particolarmente riuscito?

Questi 10 brani, qualcuno anche molto vecchio (“Missili”) e qualcuno più nuovo (“Vanità”), sono un viaggio musicale poco programmato, che con la progettualità complice di Gianluca Gambini ho deciso di intraprendere chiedendo il supporto del chitarrista Marco De Lazzari e del bassista Andrea Maffini, senza una precisa idea all’inizio…abbiamo lasciato che gli spunti di arrangiamento dei pezzi che avevo scritto ci conducessero alla fine, in maniera del tutto naturale. Molto divertente. “Vanità”, in particolare – forse perché l’ultimo scritto e arrangiato – credo abbia un sound ben equilibrato, che mi regala sempre ottime vibrazioni quando la eseguiamo dal vivo….potrei andare avanti per sempre.

Mi ha colpito molto il fatto che, pur essendo i testi delle tue canzoni in italiano, come titolo dell’ album tu abbia scelto questo strano neologismo inglese, “Sexsation”. Cosa ci puoi dire a riguardo?

Potrebbe essere un ponte, per il passaggio al prossimo album che….ovviamente sarà in inglese!!! Oppure, semplicemente, credo che il disco sia un contenitore di sensazioni, anche molto differenti e contrastanti fra loro, riconducibili però a quell’impulso carnale e istintivo del corpo o della mente verso un’altra persona. Da qui, appunto, sensazioni sexy, che riducendo diventa “sexsation”.

Da un punto di vista strettamente musicale, invece, quali sono stati gli ascolti che più ti hanno influenzato o ispirato in fase di scrittura?

Credo la black music degli anni ’70, da Marvin Gaye a Stevie Wonder e Billy Preston, ma anche Rolling Stones e Elton John, sempre di quel periodo. Mi piace cercare il groove, ho lavorato molto sulle tastiere. Ho ascoltato moltissimo funky.

Che ruolo hanno avuto i Superstars durante la realizzazione del disco? Oltre evidentemente a suonare, hanno anche contribuito agli arrangiamenti, per esempio? Preferisci lavorare con il supporto di una band, piuttosto che da vero e proprio solista?

I Superstars sono stati totalmente liberi di esprimersi. Era quello che volevo, ovvero concentrarmi sulle mie tastiere e sul cantato, e lasciare che due personalità musicali nuove per me si insinuassero nella mia linea di canzone e la portassero da qualche altra parte. Devo dire che, nel divertimento e nella rilassatezza che hanno accompagnato questo percorso in maniera memorabile, entrambi hanno creato il suono di Sexsation: Andrea (bassista, n.d.r.) con una puntualità efficacissima in ogni territorio sonoro, e Marco (chitarrista, n.d.r.) con un modo tutto suo di concepire i riff di chitarra… Non bisogna mai dirgli quello che deve fare, lo deve scoprire da solo e poi fila via che è un vero piacere. Diverso è il discorso di Gianluca, insieme a lui ho deciso di fare questo disco….è tanto mio quanto suo, siamo stati noi a imbastirlo, curarlo e dirigerlo. È stato un periodo di grande sintonia: poteva capitare che io gli dicessi che tempo fare e lui a me come suonare la tastiera.

“Sexsation” è uscito per l’etichetta bolognese Garrincha. Gettando uno sguardo sulla scena indie italiana, quali sono a tuo parere gli artisti e i progetti più interessanti, da non perdere di vista?

Sicuramente l’Officina della Camomilla. In questo momento ci sono loro nel mio cuore, fino a che qualcun altro non prenderà il loro posto. Francesco De Leo (cantante e autore delle canzoni dell’Officina, n.d.r.) mi ha completamente rapito. Meraviglioso.

Infine, per concludere, qualche buon consiglio musicale. Così, senza pensarci troppo.

Senza pensarci troppo ti dico quello che sto ascoltando da una settimana: Sade, “Diamond Life”. E il cerchio si chiude.

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