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  • Sigur Rós: Valtari

    Sigur Rós

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Ecco magicamente nel 2012 i Sigur Rós del 2002

In origine ci fu “Von”, confusione sonora e poche idee. Poi si affinò il tiro con “Ágætis Byrjun” e “()”. “Valtari” è la summa di anni di esperienza e di sperimentazione sonora.

Dopo due episodi molto buoni ma un po’ troppo solari, i Sigur Rós sono tornati a vestire i panni della band post-rock per eccellenza: depressione a mille, introspettività ed intimismo alle stelle e melodie commoventi strappalacrime. Mancano un po’ di chitarre, qui siamo più vicini a sonorità ambient, costituite da lunghi ed intensi tappeti sonori con la voce di Jónsi che la fa sempre da padrone, come da quindici anni a questa parte.

Questi sono i veri Sigur Rós, questa è la vera musica.

Riascoltare i Sigur Rós in questa veste è una soddisfazione incredibile per chi ha amato il loro triennio 1999-2002. Gli ultimi due lavori avevano fatto storcere un po’ il naso per la loro allegria, anche se nel complesso erano comunque due buoni dischi. Ma qui siamo su un altro livello. Episodi come “Ekki Múkk”, “Ég Anda” e “Varðeldur” sono paragonabili ai tempi delle otto “Untitled” o di “Svefn-g-englar”. Atmosfere eteree che solo loro sanno creare, basta chiudere gli occhi per riuscire a viaggiare verso lidi freddi e innevati, nonostante l’uscita del disco sia a fine maggio.
Bentornato ad una band che per molti sembrava aver perso una certa vena creativa e che invece è ancora qua a stupire.

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