Home > Recensioni > Silent Memorial: Retrospective

Mucche da latte parzialmente scremato

…in ogni caso, bisogna ammettere che loro ce la mettono tutta. Da decenni gli svizzeri cercano di varcare gli angusti confini territoriali per farsi apprezzare dal resto del mondo. E, salvo due o tre eccezioni, il risultato è solo una collezione di clamorosi insuccessi.

Neanche il secondo album dei Silent Memorial rimarrà nella nostra memoria discografica. Ma non possiamo parlare propriamente di un fiasco. Anzi: in astratto ci sarebbero tutti gli elementi per un buon lavoro. A partire dalla sempre incredibile voce di Mike Andersson.
Tuttavia, la totale assenza di originalità ci fa pensare che ciò che di buono si rinviene nel disco è solo merito di una apprezzabilissima capacità emulativa.

I cinque elvetici riprendono, infatti, tutti gli elementi dei Dream Theater meno sinfonici e li miscelano al prog metal di ultima generazione, quello che oggi tende ad invadere sempre più gli ambienti del power. Le strutture sono quindi complesse e potenti, basate sulla trascinante sezione ritmica, ma i motivi non coinvolgono e il songwriting cade nell’inutilità, anche quando si varcano i venti minuti della title track.

Musica senza anima, quindi, che non fa bene a nessuno. Soprattutto di questi tempi.

Come potrebbe, un critico, dire male di quest’album e, allo stesso tempo, un ascoltatore divertirsi alle sue note?
Due attività tra loro incompatibili, ma di fatto conviventi. Perché, sebbene non possiamo attaccare il chirurgico lavoro dei Silent Memorial, non possiamo allo stesso tempo dire di una soddisfazione, invece mai provata. Anzi, non vedevamo l’ora di orecchiarlo – e questo ha richiesto molto tempo – per togliercelo subito dai piedi.

Pro

Contro

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