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In uno sperduto chalet sulle pendici svizzere di Sils Maria l’attrice Maria Enders (Juliette Binoche) si ritrova a dover preparare un ruolo per il rifacimento di una piece teatrale che la lanciò, appena 18enne, nel mondo dello spettacolo. Ora però non dovrà più interpretare Sigrid, la giovane e crudele protagonista del dramma, bensì Helene, la donna matura spinta al suicidio dall’abbandono della giovane amante, il cui ruolo è stato affidato alla giovane e scandalosa Jo-Ann Ellis (Chloë Grace Moretz). Maria studia la parte di Helene con la sua assistente Valentine (Kristen Stewart), ma non riesce ad immedesimarsi in un ruolo che disprezza profondamente e la porta a riflettere su giovinezza e innocenza ormai perdute, mentre il rapporto con Valentine si fa via via più complesso e complicato…

Scritto e diretto da Olivier Assayas, ispirato da un’idea che gli diede anni prima la stessa Binoche, “Sils Maria” è il trionfo della dimensione meta. Tutto il film è incentrato sul dramma e sui personaggi che mai vediamo, ma è proprio parlando e confrontandosi sul suo ambiguo contenuto che le protagoniste rivelano la loro anima. Al centro di tutto c’è una splendida Binoche, sospesa tra l’attrito con un presente tecnologico e gossipparo rispetto a cui vorrebbe sentirsi superiore e la malinconia per un ruolo che ne ha plasmato la vita e da cui è costretta a separarsi malvolentieri. Sicuramente non per tutti: artistoide, aureo, poco propenso a dare risposte e spesso slegato e fuori fuoco, eppure meritevole per almeno un paio di motivi: lo sguardo rivolto al dietro le quinte della vita da celebrità, il sottile rapporto suggerito tra Valentine e Maria e l’ambiguo finale, la cui interpretazione, così come quella del meta-dramma in questione, permette ai personaggi e agli spettatori di rivelare la loro natura.

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Contro

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