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  • Sils Maria di Olivier Assayas a Cannes 2014

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Si parlava molto nel periodo precedente al Festival di Cannes del film di Olivier Assayas, della sua versione riveduta e aggiornata di “Eva contro Eva“, della prestazione attoriale di Juliette Binoche potenzialmente da premio.

Tante promesse non mantenute, almeno a leggere la stampa francese che massacra il film senz’appello già a pochi minuti dall’uscita sala, facendo sospettare un agguato preordinato. E invece siamo perfettamente nel territorio autoriale di questo regista francese anomalo, innamorato del cinema statunitense e capace quasi sempre di coniugare intrattenimento e messaggio.

Anna e Val, attrice e assistente personale, Juliette Binoche e Kirsten Stewart: il film è un duetto tra loro due, che giocano a portare in scena oltre al personaggio il loro vissuto reale e la loro carriera, in un costrutto metatestuale che rappresenta la vera forza del film.

Anna ha interpretato da giovane una pièce teatrale, “Maluja Snake”, che parla proprio di un rapporto tra due donne di età differente. Ora gli propongono una nuova versione, non più nella parte della giovane Sigrid ma in quella dell’attempata Helena. Trovarsi dall’altra parte della barricata mette in crisi Maria, che non accetta di essere anagraficamente coetanea ormai dell’amareggiata e disillusa Helena. La nuova Sigrid sarà la giovane star del momento, reduce da un blockbuster fantascientifico, Jo-Ann (Chloë Grace Moretz).

La sceneggiatura a incastro ha dei momenti deliziosi e stimolanti, con una struttura multilivello affascinante da districare. Il limite, forse, è proprio questo: al di là della metanarrazione, il film è tutto cervello e niente cuore. La parte centrale dove le due protagoniste studiano il copione isolate nella tenuta montanara di “Sils Maria” è quella più riuscita. Scambi di battute brillanti, taglienti, e Kirsten Stewart che finalmente abbandona Bella al suo destino e si mangia la Binoche, risultando più magnetica e più sfaccettata: quando sono entrambe in scena, i nostri occhi vanno sempre su di lei (il suo personaggio, poi, chiude con un interessante colpo di scena). Non da spellarsi le mani, insomma, ma io, al termine della proiezione, ho comunque applaudito.

Il rapporto di una star con l’avanzare dell’età, l’irriverenza mascherata da devozione delle nuove generazioni ed un interessante discorso (forse non nuovissimo) sulla penetrazione dell’informazione “social” nelle nostre vite. Insomma, di materiale per discutere e per riflettere ce n’è, e nemmeno poco. All’interno di un concorso di altissimo livello, bisogna contenersi nella valutazione. Ma guardatelo in coppia con “Maps to the Stars” di Cronenberg, quando uscirà: troverete interessanti analogie.

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Contro

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