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  • Silver Jews: Lookout Mountain, Lookout Sea

    Silver Jews

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Strange victory, strange defeat

Il sesto disco della creatura di David Berman documenta una decisa ripartenza, la profonda svolta che ha avuto luogo nella vita del songwriter. Affrancatosi dalle dipendenze e dalle difficoltà che lo avevano portato a comporre musica dai toni pessimisti, si dedica a un differente processo compositivo e compie un passo decisivo verso il ritorno all’ordine. Gli esordi rigidamente lo-fi e lo spettro dei Pavement sono ormai del tutto dimenticati, così come sono messi da parte la rabbia e il sentimento blues che hanno contraddistinto i lavori appena precedenti.

Se David Berman continua a prediligere la brevità, qui essa si accompagna a un maggiore minimalismo: le canzoni sono quasi del tutto prive di elettricità, e si presentano come ballate folk alternative; rimane intatto il talento poetico del musicista, che si esprime in testi intelligenti, ricercati e suggestivi. Con il suo caldissimo croon racconta piccole storie surreali che di sicuro non fanno dell’allegria il tratto principale, ma che comunicano serenità e un ritrovato equilibrio. Nel frattempo riesce anche a infilare alcune delle melodie più catchy della carriera, come nel caso di “My Pillow Is The Threshold”.

L’estrema concisione e l’immediatezza del disco sono ottime qualità, e consentono di percepire tutta la raffinatezza di cui David, la moglie Cassie e la loro band sono capaci; manca tuttavia quell’urgenza che aveva reso album come “American Water” o “Tanglewood Numbers” dei piccoli capolavori.
Sebbene la classe sia innegabile, “Lookout Mountain, Lookout Sea” rischia di non svettare tra le uscite indie folk degli ultimi tempi e, anche se si tratta di un passo personale importante per il musicista, non regge appieno il confronto con la sua produzione precedente.

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