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Silver Soul

Il 2010 è un po’ l’anno della ‘consacrazione’ dei Beach House: il loro nuovo disco, “Teen Dream” sublima ed eleva quello che di buono avevano fatto in precedenza, ed è stato accolto con favore da critica e pubblico, compreso quello del Circolo degli Artisti che pur non essendo esageratamente numeroso, gli riserva un’accoglienza piuttosto calorosa. Victoria Legrand è ovviamente l’oggetto principale dell’ammmore del pubblico, ma il suo compare Alex Scally si fa ben volere a sua volta e il primo filotto di canzoni è accolto da vere e proprie ovazioni. La scelta dei pezzi è chiaramente concentrata su “Teen Dream” di cui, se non sbaglio, alla fine della fiera mancherà all’appello la sola “Lover Of Mine”, con una parentesi centrale dedicata a pezzi vecchi come “Gila”.

La musica dei Beach House a prima vista non sembrerebbe particolarmente adatta ad essere portata sul palco, ma il duo, coadiuvato da un batterista, sa gestirsi benissimo anche dal vivo, mettendo gli accenti giusti nei punti giusti, sia musicalmente, sia per quanto riguarda le facezie on stage – mi avevano praticamente convinto quando hanno dichiarato che avrebbero suonato una cover di Celine Dion prima di attaccare con “Zebra” – e quindi, pur non mirando ad incendiare il pubblico, riesce a rendere ipnotiche le sue cantilene. Cosa, se vogliamo, anche più difficile che trascinare uno stadio di indemoniati a forza di drum solos coi mortaretti e ritornelli da mille e una notte.

Dopo un’oretta abbondante, un bis con “Real Love” e “10 Miles Stereo” e tante battute su caldo/sudore/mutande bagnate, il pubblico torna a casa sicuramente soddisfatto di poter raccontare ai propri futuri nipotini di aver visto i Beach House nel 2010, quando erano ancora giovani e belli.

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