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Silvio Muccino presenta Le leggi del desiderio

Si è tenuta a Roma la presentazione del nuovo film di Silvio Muccino che sarà nelle nostre sale dal 26 febbraio, “Le leggi del desiderio” (qui la nostra recensione). Dopo ben quattro anni di silenzio dal suo ultimo prodotto, il regista e il piccolo ma brioso cast al completo — Nicole Grimaudo, Luca Ward, Carla Signoris —  si offrono alle domande della stampa. La prima va proprio a Muccino, che del film è anche protagonista.

Silvio, cosa ti ha portato a questa nuova pellicola?
Silvio Muccino: “Le leggi del desiderio” è venuto fuori lentamente: quattro anni sono stati lunghi e di tempo ce n’è stato. La chiave che mi ha portato fin qui è stata la scoperta della figura del “life coach”. Un anno e mezzo fa io e Carla Vangelista (co-sceneggiatrice, ndr) stavamo lavorando ad una commedia romantica, a cui però mancava un radicamento nel presente. Così un giorno mi mostra un video e mi dice che quello che si vedeva sarebbe stato il mio prossimo personaggio. Nella fattispecie si trattava di Anthony Robbins, formatore motivazionale statunitense. In effetti, questo genere di mestiere è uno dei “figli fortunati” della crisi economica ma soprattutto esistenziale del nostro secolo. Loro si propongono come chi “ha la risposta”. Ecco perché hanno successo: ognuno di noi ha bisogno di una guida. A maggior ragione oggi.

Sapreste darci dei dati sul livello di penetrazione di questo fenomeno in Italia?
S. Muccino: Noi italiani siamo fortemente “esterofili”. Abbiamo, quindi, importato anche questo fenomeno che, nonostante fosse perlopiù americano, oggi si è espanso anche qui, molto più di quel che sembri. Credo però che nessuno si sia inventato qualcosa di nuovo, la differenza è che un tempo si chiamavano “sciamani”.

Carla Signoris: Posso dare uno scoop? Io, vent’anni fa, ho fatto il primo corso di PNL. Anche se non mi ricordo nulla! Comunque, ciò che ti spinge a cercare soluzioni del genere, è sempre la voglia di trovare la bacchetta magica che ti faccia raggiungere il tuo desiderio.

S. Muccino: PNL sta per “programmazione neuro linguistica” ed è la parascienza a cui si rifà il mio personaggio, Giovanni Canton. E io nel costruirlo ho utilizzato molte delle parole appartenenti a quel dizionario.

Vedendo il film si ha davvero l’idea che tu creda, alla fine, che l’amore esista e che ci si possa differenziare dalla massa. In un certo senso si potrebbe dire che sei “l’ultimo dei romantici”.
S. Muccino: Questa vorrei segnarmela: “l’ultimo dei romantici” (ridono, ndr)! È una definizione meravigliosa. In effetti è vero, questo è il senso pieno del film. Volevo che fosse positivo e pieno di speranza, fattori che trovo solo nei sentimenti, dal momento che vanno oltre le maschere e le sovrastrutture.

Silvio, quali sono i tuoi desideri?
S. Muccino: Il mio desiderio è quello sto vivendo in questo momento: tornare, cioè, al cinema con un film in cui credo, che amo; circondarmi di talenti straordinari, come gli interpreti del mio film. Quel che mi muove è la stessa passione che ho fin dal mio primo film: vivere il mio lavoro con entusiasmo. Questo è il desiderio che perseguo da sempre.

Com’è stato interpretare questi personaggi?
Nicole Grimaudo: Io non ringrazierò mai abbastanza Silvio e la scrittura di Carla Vangelista. Mi hanno permesso di mettermi in gioco in un personaggio femminile a tutto tondo, che cambia lungo la storia; cosa che capita assai di rado qui in Italia.

Carla Signoris: Per me è stato proprio divertente. Oltretutto mi sono sentita particolarmente amata su questo set, che è quello di cui, peraltro, hanno molto bisogno i protagonisti di questa storia.

Luca Ward: Per quanto mi riguarda, sono finalmente uscito dal cliché del cattivo. Per la prima volta nella mia carriera – escludendo le esperienze di doppiaggio – interpreto un personaggio comico. E non mi sembra vero!

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