Home > Recensioni > Simon Says: Tardigrade
  • Simon Says: Tardigrade

    Simon Says

    Data di uscita: 25-03-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Quelli che il prog…

Signori, il romanticismo è servito. Per tutti coloro che non possono vivere senza il quotidiano tocco di anni settanta nella propria vita. Per tutti coloro che sentono la mancanza del più classico prog, e nel dire classico intendiamo proprio classico, Genesis e Yes su tutti, ecco a voi “Tardigrade”.
Prog, prog, prog e ancora prog. Null’altro se non splendido revival dal primo all’ultimo minuto, con tanto di concept che sembra uscito direttamente dagli anni settanta: Simon è infatti un tardigrade che, dopo anni e anni di criptobiosi, si risveglia in un mondo diviso da una guerra tra i due emisferi in cui grossi robottoni cattivoni vogliono conquistare il mondo. Cosa volete di più dalla vita?

Come già detto, i riferimenti principali sono Genesis e Yes, quindi hammond e mellotron come piovesse, classe strumentale mai fine a sé stessa ma al servizio del feeling del disco, costantemente in movimento. La voce di Daniel Fäldt è calda ed avvolgente, al contrario della maggioranza dei gruppi prog moderni, costantemente e quasi esclusivamente alla ricerca di ottave sempre più acute. Anche i pezzi più lunghi non sono mai inutili esercizi di auto indulgenza, ottimamente strutturati e tempestati di spunti melodici che non farete fatica a canticchiare sotto la doccia (già “Suddenly The Rain” in apertura è emblematica).
Non mancano ovviamente i momenti più intimistici, come l’inizio di “The Chosen One” che potrebbe essere uscita direttamente da “A Trick Of The Tail”.
Picco dell’album è (ovviamente?) “Brother Where ‘You Bound”, suite che sfiora i ventisette minuti di durata e che rapisce con un labirinto di trame ricercate, melodie morbide ed esplosioni di suono, sempre curate nel minimo dettaglio e splendidamente arrangiate, riuscendo a non essere mai noiosa.

Certo, parliamo di un disco che ancora una volta suona fuori dal tempo, slegato dalla scena moderna se non per alcuni rimandi agli Spock’s Beard o ad alcuni Marillion, che comunque non sono esattamente dei ragazzini. Per chi ha voglia di un sano disco di prog romantico, classico che più classico non si può, il tardigrade è servito.

Scroll To Top