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Simona Molinari e Peter Cincotti: A cuor leggero

Simona Molinari torna a Sanremo quattro anni dopo “Egocentrica”, tra evoluzioni – a cominciare dal look – e conferme. Il quarto album in studio rinsalda la passione per l’electro swing e rispolvera la collaborazione con l’artista newyorchese Peter Cincotti. L’intesa tra i due si potrà constatare sia su disco che sul palco del teatro Ariston, in occasione dell’esecuzione congiunta del brano “Tua” di Jula De Palma. L’incontro avviene ai piani alti degli uffici dell’etichetta Warner a Milano.

Ciao Simona. Un commento innanzitutto sul titolo del disco, “Dr. Jekyll Mr. Hyde”.
Simona: Per quello che mi riguarda, rappresenta l’essere molto diversa nella vita reale rispetto al personaggio che interpreto sul palcoscenico. Per me sono proprio due cose distinte. Poi c’è anche il fatto di mettere insieme diversi stili musicali.

Vuoi descrivere i due brani che porti a Sanremo?
Simona: Sono canzoni veloci e divertenti. Non volevo portare una ballad quest’anno, perché credo che in questa fase che attraversiamo la musica abbia il compito di far staccare la spina alla gente. Spero che ci divertiremo, che possa farmi conoscere di più e poi di contribuire alla diffusione dell’electro swing. Vorrei fare questo mestiere tutta la vita.

Che cos’è questo electro swing?
Simona: È un nuovo genere che arriva dal Nord Europa. È una musica prevalentemente da dj, perché attraverso i remix prende spunto da vecchi standard. A mia volta ho preso l’electro swing e l’ho messo a disposizione del cantautorato, è ancora una cosa diversa. Si sente il suono retrò dello swing, con la ripresa di vecchi sample di fiati insieme a cassa e rullante elettronici. Un suono retrò e moderno insieme. Negli Stati Uniti, negli anni Venti, lo swing era come la musica dance di oggi. Io voglio prenderlo e renderlo a colori.

È vero che “Mentimi” – uno dei nuovi brani – è stato registrato con l’i-Phone?
Simona: Sì, col normalissimo registratore interno. È che ogni volta che registro un provino da far sentire al produttore la voce sull’i-Phone esce benissimo. Mi sono detta quindi che almeno un brano, quello più spoglio, volevo registrarlo in questo modo. È venuto così bene che il tecnico del master non ci credeva.

Quali pensi che siano le parole più ispirate che hai trovato durante la composizione del disco?
Simona: La canzone cui sono più affezionata è “Il Mulo”, una citazione rispettosa del grande Fabrizio De André. È una storia popolare che mi è piaciuto mettere in versi. Penso che ogni volta che si scrive una novella venga spontaneo fare un’associazione con lui, che è stato il primo. In quel brano c’è la mia visione della realtà, che cambia in continuazione a seconda di quali occhi la guardino. Così si giudicano cose che non conosciamo, senza considerare cosa può portare una persona a fare una determinata scelta o prendere una certa direzione.

Cosa ne pensi del cast di quest’anno di Sanremo?
Simona: Sono contenta di fare parte di quest’annata. Trovo che si respiri aria giovane e che la scelta delle canzoni giustifichi l’esclusione di molti nomi popolari. Negli anni d’oro di Sanremo i cantanti erano giovani: i big di oggi hanno cominciato che erano giovani, se dimentichiamo questo passaggio rimarremo sempre figli. Ma io non mi sento piccola, credo che sia il tempo in cui i giovani diventano grandi.

Come è stata possibile la collaborazione con Lelio Luttazzi, da tempo scomparso?
Simona: Grazie a sua moglie Rossana. Lui ha lasciato il brano per così dire in eredità, penso che avesse espresso delle opinioni positive nei miei confronti. La moglie me l’ha fatto ascoltare e io l’ho ripreso volentieri.

E il legame con Cincotti?
Simona: Sono una sua fan e ho tutti i suoi album. Ho semplicemente chiesto alla mia casa discografica di mettermi in contatto con lui. Ora siamo amici e già nel disco precedente avevamo lavorato insieme, quando poi ha ascoltato “Dr. Jekyll Mr. Hyde” è stato automatico tornare a collaborare.
Peter: Il mio contributo all’album di Simona è molto piccolo. Sono ansioso di scoprire cosa sia questo Sanremo di cui tutti parlano, è intrigante!
[PAGEBREAK] E per quello che riguarda Gilberto Gil?
Simona: È nata grazie a una sorta di gemellaggio tra Italia e Brasile. Lui cercava una voce italiana e gli è piaciuto il modo in cui ho tradotto e cantato il pezzo. Gli è piaciuto molto il nuovo arrangiamento, perché all’inizio non era così. Mi piace molto il raffronto tra le città italiane e quelle brasiliane, San Paolo con Milano, Salvador con Napoli e Rio con Roma, perché ci trovo effettivamente delle somiglianze.

Peter, qual è il tuo rapporto con il cinema e con le colonne sonore?
Peter: Va beh, in “Spider Man 2″ compaio per un paio secondi. Se sbatti le palpebre non si fa in tempo a vedermi! Un’esperienza più gratificante è stata quella di “December Boys” con Daniel Radcliffe: si è trattato proprio di scrivere un pezzo per il film e ho quindi dovuto leggere la sceneggiatura, scegliere un tema e approcciarlo secondo le esigenze della produzione. La canzone è quella dei titoli di coda. È stato stimolante, spero di poterlo rifare. Poi l’estate scorsa ho scritto con mia sorella un musical per il New York Theater: scrivere brani che raccontavano la storia di altre persone è stata ancora un’esperienza diversa. Nei miei dischi parlo di me e quella con Simona è pure una cosa diversa.

Simona, come fai a essere così prolifica in fatto di pubblicazioni?
Simona: Devo dire che questo è il disco in cui ho scritto meno. Un po’ avevo paura di ripetermi, ho lasciato fare di più ad altri. Le case discografiche mi hanno mandato tanti brani che erano stati scritti appositamente sul mio genere, è una cosa che mi ha molto lusingato. Ai pezzi più belli ho poi magari aggiunto una piccola parte.

C’è qualche frammento di Sanremo che per te rappresenta il festival?
Simona: L’anno in cui ho cominciato a seguire Sanremo – da allora non ho più smesso, anche se i miei genitori l’hanno sempre guardato – è il 1995, quando vinse Giorgia. Ero piccola e già canticchiavo, ma mio padre era affascinato dalla voce di quella cantante e volevo che lui mi apprezzasse allo stesso modo.

Che ne pensi della sezione giovani del festival?
Simona: Mi piace molto Renzo Rubino, anche perché ha fatto il mio stesso percorso. Trattare materie come quella dell’omosessualità non desta più scandalo tra i giovani di oggi. Mi sarebbe sembrato strano se l’avesse scritta Al Bano, al limite.

Cosa ne pensi del nuovo regolamento?
Simona: Sono contenta, perché le eliminazioni erano un momento pesante e perché – presentando due canzoni – si ha modo di presentare un vero progetto, di far capire bene chi sei e cosa fai. È artisticamente bello per un cantante.

Sei andata più volte in tour in Asia. Hai percepito una differenza nel modo di approcciare la musica da quelle parti?
Simona: Sono molto curiosi e affascinati da ciò che viene da fuori, al contempo sono orgogliosi della propria cultura e vogliono farla conoscere. Si sono aperti all’Occidente e hanno voglia di imparare. Sono anche in gamba come musicisti, solo che da noi arriva poco o niente. È un altro mondo, che già funziona e presto arriverà qui.

Peter, stai già scrivendo nuove canzoni dopo la pubblicazione dell’album “Metropolis”?
Peter: Io scrivo sempre e di questi tempi sto anche lavorando a un progetto teatrale a New York. A partire dalla primavera partiremo comunque per il tour di “Metropolis”, passando anche in Europa. Un nuovo album potrebbe uscire l’anno prossimo.

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