Home > Recensioni > Simona Molinari: EGOcentrica

A volte forse un po’ romantica

Simona Molinari nasce nel sottobosco dei movimenti jazz e classica italiani, evolve la sua notevole preparazione nel musical che la porta fino a Toronto e Montreal, ed approda infine al mondo cantautorale vincendo la selezione di Sanremo LAB e, successivamente, dando prova di una notevole capacità espressiva proprio nell’edizione 2009 del Festival.

Il primo disco della giovane aquilana è a metà strada tra un debutto e un quaderno di appunti. I pezzi da lei scritti e arrangiati, con la direzione artistica di Carlo Avarello, rappresentano una metà dell’offerta musicale, mentre l’altra parte del disco rilegge episodi di tradizione italiana e internazionale in chiave jazz e soul. La registrazione dal vivo di questi ultimi riflette certamente il valore aggiunto che Simona attribuisce alla forza dell’esecuzione live e all’improvvisazione, giustissimo retaggio della cultura musicale che l’ha allevata.

È quindi l’espressività egocentrica della sua voce talentuosa il fulcro e il carisma dei brani originali. Il brano di Sanremo, jazz solo nell’estetica, unisce swing e un pop ammiccante permettendo alla sua voce di ballare sulle note e trascinare, giocando sui toni e i registri. “Come Sabbia” è ancora più musicalmente essenziale, quasi una semplice base ritmica funky preparata per l’interpretazione, caratterialmente forte, che ben tinge una capricciosità femminile e autoironica delineata nel testo. Simona ha talento e dona sapientemente colore al timbro, cavalcando il ritmo. Oppure sa rendersi piena e intensamente dolce ne “Il Mondo In Un Puntino” e “Nell’Aria”, dove diviene meno egocentrica e quasi romantica: lascia parlare un po’ di più la musica e i delicati arpeggi, intrecciandosi altruisticamente con la sua voce.
[PAGEBREAK] Finiscono ben presto gli inediti e si arriva alla sfida dell’interpretazione. Il cimento su “Ta Douleur” di Camille Dalmais prende la forma di un esercizio: come Simona è artisticamente ribelle alle forme, la cantautrice pop francese è già nota per una virtuosa ed egoistica eccentricità. La nostra si pone l’obiettivo di appropriarsi di quell’anima estetica e vi riesce, mantenendo fedeltà al pezzo originale e incredibilmente senza suonare come un verso alla collega.

Dopo questo esercizio arriva, come prevedibile, la parte delle riletture e delle reinvenzioni di classici che nel tempo hanno dimostrato la loro natura universale e versatile: “Nel Blu Dipinto Di Blu”, “La Vie En Rose”, “Que Sera Sera”, “Life Is Beautiful” e “Non È L’Amore Che Va Via”. Negli abiti di Domenico Modugno, Simona mette in luce con variopinte sfumature tonali le sottovalutate doti melodiche del brano. Il successo interpretato da E. Piaf prende una declinazione jazzata che non ne stravolge il feeling, mentre del tutto incolore è il tentativo di avvicinarsi a Vinicio Capossela.

Il talento di Simona è grande e questo disco è la conferma della completezza espressiva della sua voce che può incantare facendo leva ora sullo stile, ora sull’incredibile naturalezza che rende semplice all’orecchio anche il puro tecnicismo. “Egocentrica” resta tiepido sul valore complessivo delle canzoni proposte, ma è un segnalibro della sua carriera che attende pagine di musica intensa e virtuosismo generoso.

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Contro

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