Home > Recensioni > Simone Agostini: Green

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Distesi nell’erba a goderci la pace

Simone Agostini è un giovanissimo chitarrista al suo esordio con “Green”.
Copertina, artwork e titolo del disco non potrebbero essere più azzeccati ed in linea con i contenuti musicali interamente strumentali ed acustici dello stesso.

A discapito di una scelta commercialmente rischiosa come un lavoro di sola chitarra acustica, si può tranquillamente parlare di esperimento riuscito. Le canzoni sono suonate con grande feeling ed un tocco personale che riesce a rendere il tutto piacevole e coinvolgente, mai noioso. Le atmosfere di brani come “L’Enchantement Du Phare”, la vagamente arabeggiante “Dialogues” e “The Bridges Of Sounds”, per citarne alcune, sono sempre evocative ed affascinanti.

Le collaborazioni presenti in “Childhood Memories” e nella conclusiva “Little Suite DS”, inoltre, arricchiscono il risultato con preziosi contributi di piano e viola sul primo brano, mentre una sognante armonica sottolineata da una fantastica slide fanno la differenza nel pezzo conclusivo.
Risultati, questi, che mostrano anche una predisposizione per future possibili esplorazioni musicali da parte di questo bravo artista dalle prospettive quanto mai rosee.

Viene voglia di tuffarsi in quel mare d’erba fotografata in ogni dove all’interno del booklet del CD.
Promesse fotografiche di una pace ed una tranquillità ampiamente mantenute dalla controparte musicale. Notevole per tutti gli amanti delle sonorità acustiche e non solo.

Pro

Contro

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