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  • Sinamore: A New Day

    Sinamore

    Data di uscita: 28-03-2006

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Ancora acerbi, spariscono nel calderone

La Finlandia, in questo caso una zona vicina al confine russo, è la patria del melodic rock. Pur se con molta ruffianeria, è innegabile che un’ondata di buon gusto, rivoluzionaria, sia nata pure in mezzo alle migliaia di cloni. Private Line ed Entwine, per citare due nomi che surclassano di gran lunga band come HIM o The Rasmus. E nel 2006 ecco debuttare i Sinamore.
Esattamente come ogni debuttante che ricalca una scena senza crediti di personalità da elargire, ci troviamo davanti a buono stile, ottima registrazione, cristallina ed effettata, e incredibili deficit di creatività. Le idee ci sono ma rilasciano con avarizia sciape sensazioni, invece che groove, attenuate percezioni invece che riff catchy che galvanizzino l’ascoltatore o che attirino la sua attenzione. Mi sovviene il periodo 1997-1999, quando ogni band che si dichiarava autrice di gothic metal aveva altissime probabilità di trovare un contratto; succedeva perché, inspiegabilmente, il genere era diventato un trend. Come è evidente, ed anche più comprensibile, sta accadendo adesso col goth. Personalmente mi congratulo con la band che riesce a farsi passare su Mtv finlandese, che mette in opera una convinta pubblicizzazione di sé perché volenterosa di affrontare la musica come un lavoro professionale. Ma non riesco a non vedere questo impegno nel platter in sé, che invece prolifica d’alternanze d’arpeggi acustici e riff heavy vellutati dalle tastiere, ben poco originali anche se d’effetto, e ben poco significativi. Prima ancora che si riesca a farsi una ragione del semplice verse con ritmica a battere – nemmeno poi così incalzante – sopraggiunge un ritornello che si rilassa fin troppo, abbandonando la presa od il trasporto preannunciato; complici anche una voce dalla timbrica banale e ripetitiva, persino nei raddoppi, e degli assoli il cui gusto va oltre il limite dell’elementare, “A New Day” rimane proprio “una giornata” qualsiasi. E l’indeterminativo a inizio titolo non dev’essere un caso.
Questa invece è LA recensione del debutto dei Sinamore. Si pretendono più personalità e, a scelta, innovazione se non si hanno ottime idee, oppure di rimanere nel filone, ma confezionando della musica che non sia solo heavy-perché-dev’esserlo-altrimenti-il-goth-non-è-più-metal, ma anche brillante, in grado di colpire e rimanere impressa. Rimandati.

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