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Anno dopo anno

Così i Sintomi Di Gioia hanno costruito il loro ultimo EP, anno dopo anno, vicissitudine dopo vicissitudine.
Ognuno dei quattro brani, di fatto, ha una storia da raccontare poiché legato in modo affettivo a 365 giorni diversi tra loro.

“Era Inverno” è un pomeriggio a casa di un amico nel 1971; “Spazi Autogestiti” è il 1994, quando la band si chiamava Psycorsonica; “Arrivederci Addio” il 2002; “L’Animale” – scritta, suonata al piano e registrata al cellulare da Luca Grossi – è il 2010 ed è l’unica traccia originale del lavoro.

Il tutto controllato da una forma rilassata e spassionata di indie/cantautorato rock, che parla di sé e dei membri del gruppo in una sfera d’intima fiducia.

Già un disco che abbia in copertina il modellino di un dinosauro è da lodare.
Ok, bisogna anche andare oltre all’aspetto etc. etc. (“Don’t judge a book by its cover”, disse Tim Curry), però salta all’occhio. DAI.
Per essere semi-nuovi del mestiere, i Sintomi Di Gioia se la cavano gran bene, comunque.
Dinosauri inclusi.

Pro

Contro

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