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Sintomi di crescita

Li avevamo conosciuti con il loro EP “L’Animale” (2011), ora la band piemontese- che poi in realtà è un duo- torna con un disco intero, contenente dieci canzoni nate esclusivamente dalle menti dei Sintomi Di Gioia.

Quello che viene proposto è un indie pop/folk reso meno vetroso rispetto al passato, sarà che il gruppo è giunto alla maturità (grazie anche alla collaborazione con Perturbazione) e non sente più il bisogno di risultare amaro.
Ecco quindi che spuntano il pianoforte, gli archi e la chitarra acustica (“Varietà” è il paradigma), tappeto della voce maschile che si esprime sempre e comunque nella lingua madre.
Partecipa anche il direttore Umberto Maria Giardini, alla batteria in “Di Blu”, “Pieno D’Oro” e “Canzone Per T”.

Ci piace il fatto che i testi includano non solo esperienze del singolo, ma concernano allo stesso tempo la visione della politica e della società, quest’ultima specialmente vista con occhi malinconici.
La banalità non è affatto di casa; tuttavia, se da un lato i Sintomi Di Gioia sono cresciuti in positivo, dall’altro c’è ancora da lavorare.
Gli diamo un sei e mezzo.

Pro

Contro

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