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Straordinario personaggio quello di Siti, la protagonista dell’omonimo film indonesiano presentato al Far East Film Festival di Udine. Alla giovane Siti è successo praticamente di tutto: è sommersa dai debiti, il marito paralitico è immobilizzato a letto, deve mantenere da sola il marito, il figlio e la suocera, lavora come intrattenitrice in un karaoke bar che rischia di chiudere per sfruttamento della prostituzione.

A queste eccezionali difficoltà della vita quotidiana, si viene a aggiungere anche il dilemma morale dell’adulterio: restare fedele al marito amato, ma inerte e rancoroso, o cedere alla tentazione del sollievo della “normalità”?

Evidente e dichiarata è l’ispirazione neorealista di questa storia, marcata perfino dalla fotografia in bianco/nero. Non sembra essere sfruttata consapevolmente, ma la scelta del bianco/nero riesce a svincolare la storia dall’estetica tipica delle slum, della sporcizia, della povertà, e esalta invece la dignità dei protagonisti, non più assimilati a animali ai limiti della sopravvivenza, ma votati a un riscatto morale che prescinde dal denaro e dal sogno di una vita migliore in Occidente.

Senza giudizi nè pregiudizi, e senza ricatti emotivi, il giovane regista giavanese Eddie Cahyono (di formazione televisiva!) ha costruito una protagonista la cui statura farebbe invidia alle migliori icone del femminismo, e, grazie alla misurata interpretazione di Sekar Sari, il personaggio di Siti si inserisce anche nel solco delle memorabili madri coraggio del cinema, se solo un film come questo potesse avere una maggiore visibilità.

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