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    Six Feet Under

    Data di uscita: 17-11-2008

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In musica i nomi non contano

Nel mondo della musica esistono gruppi che sopravvivono solo per il loro passato glorioso, altri solo per la presenza di un’avvenente front-woman, altri ancora per la presenza nei ranghi di personaggi dal nome importante. La tentazione di inserire i Six Feet Under in quest’ultima categoria è forte, vista la loro genesi come progetto individuale di Chris Barnes, uno dei nostri cannabis-dipendenti preferiti.

Il problema è che, se la nicchia di fan che i SFU si sono guadagnati è così piccola rispetto alla concorrenza, un motivo pur ci sarà. Muovendosi dunque all’interno della melma maligna del brutal, tra sonorità della sua vecchia band e altre più rimandanti al death made in Florida, Chris & Co ci offrono tredici pezzi della pietanza che esattamente ci aspettiamo da loro. Ecco dunque un disco feroce, pesante e tetro, ma che soffre di scarsa longevità. Pezzi prevalentemente speed si alternano ad altri decisamente cadenzati (su tutti la gradevole “Seed Of Filth”), tutti poco capaci di rimanere in mente. È inutile ascoltare e riascoltare il disco a ripetizione, le canzoni non sono lì per durare. È possibile certo ricordarsi l’intro melodico che apre il disco, la telefonata che apre “Shot In The Head” e il fatto che contiene un groove semplice quanto carino, l’assolo-rasoiata contenuto in “Killed In Your Sleep” e cose così. Ma ecco, non è oro, e per giunta non luccica neanche.

Che la scarsa differenziazione delle canzoni grind sia una cosa normale? Certo, sembreranno tutti minestroni simili da fuori, ma il gusto di alcuni può essere sorprendentemente buono. In ogni caso i fan dei precedenti dischi dei SFU possono senza dubbio alzare di un punto il voto della recensione, non rimarranno delusi dall’acquisto.

Nel frattempo, i suoi ex amiconi Webster e Mazurkiewicz continuano a produrre dischi su livelli comunque superiori.

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Contro

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