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Skid Row: La terza vita di una band

LoudVision si concede due chiacchiere con Johnny Solinger, frontman dell’hard rock band statunitense Skid Row. L’ultima mossa discografica del quintetto è stata la suddivisione del nuovo disco “United World Rebellion” in tre Ep, da pubblicare separatamente l’uno dall’altro. Una scelta prudente e coraggiosa insieme, date le trasformazioni in corso nell’industria musicale. Nel frattempo fervono i preparativi per il nuovo tour e, per quello che riguarda la tappa italiana, si possono solo incrociare le dita.

Ciao Johnny e benvenuto su LV. Come va? Domanda obbligatoria: quali i vantaggi di dividere un disco in tre pubblicazioni?
Va tutto alla grande. Nostra intenzione era buttare fuori nuovo materiale di qualità, mantenerlo fresco e attuale e contemporaneamente tenere basse le spese per l’amante della musica. La crisi globale dell’economia ha giocato un ruolo in questa scelta, ma solo in parte. La formula old school prevedeva di fare uscire un disco da dodici tracce o giù di lì e poi partire per un tour di un paio d’anni a sostegno. Noi abbiamo deciso di separare questa visione in tre capitoli, da pubblicare a intervalli di sei o otto mesi l’uno dall’altro. È d’aiuto nel processo creativo, possiamo rimanere costantemente in tour, tenere i costi bassi e la qualità molto alta. Non ci sono riempitivi in questo progetto. È un approccio unico e io lo adoro.

Il pubblico ha atteso sette anni per “United World Rebellion”. Portate avanti altri progetti?
Tra un disco e l’altro siamo sempre in tour. Ognuno ha i suoi progetti, ma questo è nutrimento per il nostro processo creativo degli Skid Row. A un certo punto abbiamo deciso di fare qualcosa di veramente speciale e globale, su scala grandiosa. Il risultato è “United World Rebellion”, in cui Snake e Rachel hanno dato il massimo.

Esiste un concept dietro il titolo? Ogni Ep si concentra su aspetti specifici, musicalmente o testualmente?
Rappresenta molte cose e in generale spetta all’individuo interpretare. Così è per l’arte, d’altra parte. Per me simbolizza la tolleranza, una cosa di cui c’è penuria, e anche riconoscenza, altra cosa di cui c’è mancanza. Musica e testi per il secondo capitolo sono ancora in via di stesura. Vorrei chiarire che questo non è un progetto finito pubblicato in tre parti, è un “work in progress” che si evolve costantemente e noi con esso. Questo lo mantiene eccitante e interessante sia per noi che per gli ascoltatori, perché non si sa esattamente cosa verrà fuori. Inoltre la gestione dei tempi della band viene ottimizzata.

Descrivi brevemente le cinque tracce dell’Ep.
Sono fresche e potenti ma con un background old school. “Kings of Demolition”: impeto; “Lets Go”: motivazione per l’azione; “This Is Killing Me”: dolore; “Get Up”: passare all’azione; “Stitches”: guarigione.

Vivete lontani l’uno dall’altro. Quale ruolo ha avuto il file sharing nella raccolta delle idee per il disco?
La tecnologia riveste indubbiamente un ruolo importante oggi e ha reso più semplice condividere idee e visioni. Ma noi siamo ancora old school. Ci organizziamo per provare insieme per settimane alla volta in una località che sia una via di mezzo tra i luoghi in cui viviamo. In queste occasioni facciamo jam e buttiamo fuori le idee in un ambiente adatto a registrare. In questo modo produciamo prima i demo e poi il risultato finito.

Pensi che i social network abbiano un ruolo nel rinnovare la base dei fan?
I social si sono rivelati essenziali per mantenere alta l’attenzione che stiamo ricevendo di questi tempi. Li abbiamo accettati e li usiamo per diffondere nel mondo la notizia che non solo la band è viva e vegeta, ma che abbiamo effettivamente qualcosa da dire.

Come siete arrivati al cambio di batterista da Dave Gara a Rob Hammersmith?
È un tipo di avvenimento che succede in ogni band, compagnia o corporation: gli Skid Row sono tutte queste tre cose insieme. Auguro a Dave ogni bene. Lavorare con Rob è stato grandioso. Ha un enorme senso dell’umorismo col quale ci ha contagiato ed è un eccellente percussionista.

Ci sono musicisti che ti hanno influenzato dopo l’ingresso negli Skid Row?
Praticamente tutto quello che vedo e sento. Ma i miei gusti personali spaziano da Johnny Rotten a Johnny Cash passando per Neil Peart e Neil Diamond. Mi piace molto il country e di questo mi sono occupato anche a livello discografico.

Ogni tanto Sebastian Bach se ne esce con qualcosa del tipo: «Non vedo perché non si possa fare una reunion». Avete un messaggio per lui?
Mi spiace, ma no comment.

C’è un tour europeo in programma?
Il 5 giugno si parte per Helsinki. Seguiranno l’Austria, lo Sweden Rock festival e poi l’Europa orientale, con Russia ed Estonia. Ma è solo l’inizio, perché stiamo elaborando un tour europeo più ampio: non posso ancora dire nulla, ma tenete le orecchie aperte!

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