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  • Slayer: Repentless

    Nuclear Blast / Self

    Data di uscita: 11-09-2015

    Loudvision:
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Infuriarsi e apostrofare con ira e maledizioni il prossimo è indole naturalissima dell’uomo, né più né meno di schiacciare il dito sulle sue intrinseche miserie, affinchè si torni a ricordarle e a esserne condizionati. In fondo, l’uomo sembra distinguersi dagli altri animali anche per la radicata malignità.

Gli Slayer hanno costruito su tematiche di questo tenore una lunghissima carriera con più alti che bassi. “Repentless” non fa che confermare questo stadio per cui, facendo appello al mestiere, la band tira avanti con stile. Piazzando un altro Cristo in copertina (cui non è rimasto più granchè da dissacrare), la title-track in apertura è semplicemente la traccia perfetta, 100% solo ed esclusivamente Slayer. Davvero: Araya saprà conservare questa voce dal vivo?

Le tracce non lasciamo molto spazio alle riflessioni: sono brevi, taglienti, condizionate dalla sassaiola che scaturisce dalle bacchettate di Paul Bostaph. Come sempre è stato, sono le tirate canore di Araya che dettano la frenesia – o le frenate – dei brani della band. “Cast The First Stone” rinfocola ancora il lato più oscuro del 3+1 californiano, tra intro strisciante, chitarre che sembrano addirittura più basse e bridge non scontato. “When The Stillness Comes” si dimostra in grado di tenere alla larga tentazioni che inizialmente premerebbero per accostarla al sound di “South Of Heaven”: un po’ meno atmosfera, un po’ più velocità. “Implode” è un altro punto alto: innesta il groove e poi sale su un ottovolante di riff, stacchi e ripartenze e i necessari assoli più distorti che mai. Eppure… sembra che una mano nascosta tenga il guinzaglio all’anima del brano, impedendo di sfociare nel delirio sonoro. Occorre attendere “You Against You” – che pure si avvia senza fretta – perché gli assoli incrociati e le grida di Araya aizzino il caos secondo lo stile tanto apprezzato dai fan.

Addio American Records, addio Rick Rubin. Il mestiere dei musicisti viene esibito senza maschere? La musica sembra averci guadagnato e Gary Holt rimpiazza Jeff Hanneman senza rimpianti, a livello di risultato.

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