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  • Slint: Spiderland

    Slint

    Data di uscita: 27-03-1991

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Tryin’ to find my way home. I’m sorry and I miss u

Un chitarra-carillon annuncia l’ingresso nella giostra. Un basso compresso ma saturo si muove piano sottopelle. Una batteria svogliata cerca di mettere ordine nell’afasica atmosfera. È così che si presenta la scena del delitto. La vittima, il rock. Il luogo, “Spiderland”. I colpevoli, gli Slint.

Come un pollicino post-industriale, David Pajo in compagnia dei suoi soci, traccia la sua scia di briciole di pane (“Breadcrumb Trail”) per ritrovare la via di casa, nel caso le cose si mettano male. Sulla strada si incontrano grotteschi vampiri in bianco e nero (“Nosferatu Man”) e vecchi ubriachi malinconici in cerca di amore (“Don, Aman”). Non è il caso di piangersi addosso, occorre lavarsi nelle proprie lacrime (“Washer”) per continuare il viaggio. Silenzio rumoroso, per ora di cena (“For Dinner…”). Dunque l’epico finale, in cui il vecchio capitano, perso nella tempesta, invoca pietà (“Good Morning Captain”).

È nell’urlo finale dell’ultima traccia che si riassume questo disco, in quel “I’m sorry and I miss You” gridato a squarciagola al termine di una traccia in cui la voce si muove timida e sussurrata tra chitarre affilate e colpi sincopati di batteria. Sembra concepito, quell’urlo, come confessione di chi, cosciente di averlo definitivamente destrutturato ed ucciso, urla al vecchio rock quanto gli mancherà.

È un album epocale, Spiderland. Uno di quegli album dopo il quale niente sarà più lo stesso. Il rock diventa post, la forma canzone diventa un ricordo, il suono delle chitarre diventa altro, la voce si piega alle esigenze espressive e non a degli accordi comandati.

Da avere, perché sì!

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