Home > Report Live > Slipknot live al Rock in Roma 2015, report live e scaletta

Slipknot live al Rock in Roma 2015, report live e scaletta

16 Giugno 2015, il caldo pomeriggio estivo romano ha lasciato il posto a una sera fresca, accompagnata da una leggera pioggia. Quella di oggi era stata annunciata come una delle serate più potenti del Rock In Roma 2015 e a giudicare dai nomi non si poteva dire il contrario. King 810, una violenta band dalle sonorità forti e aggressive, gli At The Gates, storico gruppo death svedese e come headliner gli Slipknot.

I nove musicisti dell’Iowa hanno iniziato il loro tortuoso percorso nel 1999 con l’omonimo album per arrivare ai giorni nostri con “5: The GrayChapter”, nato come tributo dopo la tragica scomparsa del bassista Paul Gray.
Gli Slipknot sono famosi per le la loro capacità di mescolare sonorità distorte e ritmiche serrate a passaggi più melodici e puliti senza mai abbandonare del tutto il terreno del metal; anche se, forse, la loro caratteristica più riconoscibile è l’immagine: sono nove energumeni vestiti con tute da lavoro e sul viso delle maschere inquietanti dai volti raccapriccianti. Sul palco si chiamano con numeri da “0” a “8”; come se le maschere di per sé non fossero abbastanza depersonalizzanti (guarda la fotogallery del concerto).

L’esibizione dal vivo è stata come me l’aspettavo: una vampata di aggressività potente e ben eseguita. Sono saliti sul palco subito dopo aver introdotto la calma di “XIX” per poi esplodere nella tempestosa “The Eretic Anthem”. Ci sono volute poche plettrate di chitarra per mettere in rapido movimento i primi circlepit tra il pubblico. Le percussioni metalliche di Chris Fehn e Shawn Crahan scandiscono inesorabili il riff aggressivo e attanagliante di “Psychosocial”. Dopo la novità di “The Devil In I”, Corey Taylor spiega al pubblico che è la loro prima volta a Roma ed è molto felice di questo. C’è della gentilezza dietro la maschera dalle fattezze inquietanti ogni volta che ringrazia il suo parterre; la sua “famiglia” dice, tra un “fuckin’” e l’altro.
Dopo la rabbiosa e struggente “Vermillion Pt.2” gli Slipknot non arrestano di un secondo il divampare dell’incendio che hanno appiccato sul palco; spalancate le porte dell’inferno non si torna indietro.
Durante i primi dieci secondi di “Wait And Bleed”, colto da un certo grado di incoscienza, mi sono gettato nella ressa per poi ruzzolare rovinosamente per terra tra pesanti anfibi e scarponi; fortunatamente, grazie all’aiuto di un compassionevole metallaro a petto nudo sono riuscito a rialzarmi prima del possente attacco di “Before I Forget”. Chiaramente non sarei sopravvissuto al primo ritornello.
Nonostante qualche piccolo problema ai suoni delle chitarre (Mike Thompson non si è sentito un granché) sul palco l’adrenalina è tanta e i nove non si prendono un secondo di riposo. Jim Root incede impetuoso avanti e indietro mentre Craig Jones si muove isterico tra il giradischi e la batteria. Tra una canzone e l’altra il pubblico esplode in grida di soddisfazione e le molte corna alzate sono lì a confermarlo.
Dopo aver cantato tutti insieme il ritornello di “Duality” fanno un passo indietro negli anni suonando con un certo gusto per la cattiveria “The Eyeless” e “SpitIt Out” dal loro primo album.
It was fuckin’ awesome, you were so fuckin’ crazy tonight” urla soddisfatto Corey Tayor al microfono.
La rabbia rimasta viene scaricata del tutto con le ultime tre canzoni : “(sic)”, “People=shit” e “Surfacing”.
Gli Slipknot chiudono così due ore intensissime di concerto: tra fiamme, teste di capra, complimenti e sonore bestemmie.
Il delirio collettivo è finito, torniamo a casa e siamo quelli di sempre…o forse non più?

La scaletta degli Slipknot al Rock in Roma 2015
XIX
Sarcastrophe
The Heretic Anthem
Psychosocial
The Devil In I
AOV
Vermillion Pt.2
Wait And Bleed
Kill Pop
Before I Forget
Duality
The Eyeless
Spit It Out
Custer
(sic)
People=Shit
Surfacing

Scroll To Top