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Slow Food On Film: Il premio è servito

Si conclude domenica 11 maggio lo “Slow Food On Film”, il Festival Internazionale di Cinema e Cibo promosso dal movimento Slow Food e dalla Cineteca del Comune di Bologna. Le sezioni del concorso hanno dato spazio a documentari, cortometraggi, lungometraggi e pellicole d’archivio che ben hanno conciliato nei loro minuti di durata i concetti fatti propri dall’associazione Slow Food e le tecniche cinematografiche che meglio catturano lo spettatore.

Il successo della rassegna – che ha visto a Bologna la presenza di un pubblico numeroso e internazionale – ha dato la conferma per il prossimo appuntamento del 2009 e per la pubblicazione di una collana di dvd. Il lavoro, prodotto da Cineteca e Slow Food, conterrà i titoli della rassegna e sarà ottobre – mese dell’evento Terra Madre a Torino – la data di uscita del primo capitolo, come ribadito nelle parole di saluto di Giuseppe Bertolucci e Gian Luca Farinelli – presidente e direttore della Cineteca – e di Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia.

Sette i premi totali qui a Bologna. Il più vicino al pubblico è certamente il vincitore del Best Food Feature, “Il Vento Fa Il Suo Giro” di Giorgio Diritti. Inserito nella categoria degli “Oscar” del cinema gastronomico, il film è stato premiato da una giuria di professionisti internazionali del cinema e della gastronomia – la Food & Film Academy -, per aver saputo conquistare il pubblico con un passaparola costante, contando solo sulla genuina riuscita di un’idea felicemente, autenticamente slow. Detta categoria di appartenenza è l’unica che vede in concorso lungometraggi della scorsa stagione cinematografica.

L’opera di Diritti ha avuto la meglio sul “Cous Cous” di Abdel Kechiche, sulle “Cattive Abitudini” di Simòn Bross, sul “Sik Gaek” di Jeon Yun-Su e sulle tenere “Ricette d’amore” di Adrienne Shelly.
[PAGEBREAK] La sezione Docs Competition è dedicata ai documentari che fanno cambiare lo sguardo sul piatto servito a tavola. Non film di genere, ma dibattiti sulle controverse azioni che conducono i prodotti sulle nostre tavole. A vincere su tutti è stato “The Price Of Sugar” di Bill Haney che dimostra come la schiavitù sia ancora un’amara realtà, e magari proprio a pochi chilometri di distanza dalle immacolate spiagge turistiche della Repubblica Dominicana.

Il premio ha dato voce anche ad una denuncia: Padre Christopher Harley, leader della protesta dei contadini e protagonista del film, è stato purtroppo rimosso dal Vaticano e trasferito in Etiopia, privando i contadini di Haiti del suo prezioso aiuto.

Due le menzioni speciali all’interno della stessa sezione: una per “Cry Sea” di Cafi Mohamud e Luca Cubani (vincitore anche del Premio Facoltà di Agraria) che mostra la condizione dei pescatori senegalesi, costretti a lavorare per il mercato europeo e l’altra per “Sadot Adumim” per essere una storia toccante che ha regalato al festival immagini forti e sconvolgenti, che restituiscono la verità di una terra segnata dal dolore.

“Silent Snow” di Jan Van Den Berg, l’opera che apre gli occhi sui rischi ambientali grazie ad una delicata storia tra due ragazze, si è aggiudicata il premio per la Docs Competition Under 35′. A “Il Poeta Della Grappa” di Stefano Scarafia va una menzione che vuole onorare Romano Levi, “grappaiolo angelico”, scomparso pochi giorni prima del festival. [PAGEBREAK] La Short Competition ha premiato “Lo Que Trae La Lluvia” (Quando Arriva La Pioggia) di Alejandro Fernàndez Almendras, scelto all’unanimità per lo sguardo essenziale, leggero ed efficace con cui allude al conflitto tra cultura locale e stili di vita omologati; con una semplicità frutto di uno stile ben calibrato interpreta perfettamente lo stile slow.

Menzioni speciali al cortometraggio “Mammal” di Astrid Rieger, che ha tradotto in immagini surreali il desiderio di un adolescente di separarsi dal mondo materno, e a Marie Spapen, protagonista di “Alice Ou La Vie Noir et Blanc”.

Il Premio Officinema-La Bottega Dei Mestieri è andato allo spagnolo “El Castigo” di Isabel Ayguavives. Cosa si è visto sul grande schermo? Una di quelle scene capitata a qualunque bambino: la punizione per non aver voluto mangiare ciò che la mamma ha messo in tavola. Nella pellicola di Ayguavives il tempo che il bambino impiega a finire il pasto non gustoso è il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

La rassegna bolognese, ha però avuto la possibilità di mostrare in anteprima anche una serie televisiva della BBC. Si tratta della seconda stagione di “Cooking In The Danger Zone” che riprende le avventure di Stefan Gates, un avventuriero del cibo premiato in sala con il Best Tv Series da Stefano Sardo, direttore artistico di Slow Food On Film.

Stefano non è solo pronto ad assaggiare qualunque sapore, ma è disposto a visitare di persona le zone di quei gusti: spesso pericolose – i primi due episodi mostrati a Bologna sono stati girati in Birmania e a Chernobyl – ma che Gates scopre conservando un umorismo proprio di chi si avvicina al cibo, e quindi al gusto.

Una riflessione, in chiave televisiva e alla portata del grande pubblico, su una necessità che prende sapore. Il cibo radioattivo di Chernobyl o quello difficilmente procurabile di un villaggio della Birmania riesce ad acquistare un sapore che sa di vita e di gratitudine, quella per la vita e per la terra.

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