Home > Interviste > Snapcase: Il suono progressivo dell’HC

Snapcase: Il suono progressivo dell’HC

Gradevole intervista, dopo innumerevoli problemi e rimandi, con uno dei gruppi storici dell’HC internazionale, alle prese con nuovi e interessanti sviluppi del proprio suono e del proprio modo di essere. All’insegna della lucidità, del buon gusto, e di una mente mai a riposo. Importanti in un panorama internazionale che da una parte ha raggiunto coordinate ormai assolutamente variegate ed eterogenee, così da risultare (e risaltare) ormai svincolati dalle strette parentele hardcore iniziali (c.f.r l’universo Hydra Head, Trustkill, Equal Vision & co. – ma anche gli ultimi gruppi death-core di casa Victory); dall’altra presenta gruppi storici che si barcamenano tra evoluzioni o definitivi abbandoni. Lasciamo la parola agli Snapcase, uno dei gruppi più interessanti della “vecchia guardia” – relativamente parlando, si intende. Ps. tutta l’intervista sarà funestata da fastidiosissimi disturbi telefonici che non hanno reso semplice né la chiacchierata né tantomeno la stesura dell’articolo in questione. Indi perdonate eventuali mancanze.

Ciao, sei in Italia?
Sì, a Milano.

Ok, come sta andando con la promozione dell’album? Dimmi la verità, ti annoi a rispondere a tutte queste domande?
Oh, no, mi piace, davvero. Non è una cosa che mi pesa. Abbiamo appena pubblicato il disco e mi piace parlarne.

Bene, allora cosa mi dici di quel gruppo di band che per comodità sono fatte rientrare sotto l’appellativo di Postcore (Botch, Knut, Acme, Breach, The Dillinger Escape Plan, Isis etc)? Hai mai suonato con qualcuno di loro? E per il resto c’è qualcosa che ti abbia impressionato dal punto di vista della qualità e novità del suono?
Conosco bene ciò di cui parli ed abbiamo suonato con gran parte di questi gruppi. D’altra parte in un certo senso siamo anche vicini a loro.

Ecco, in questo senso allora, non ti sembra che sotto alcuni aspetti questi gruppi stiano portando avanti un discorso che avete iniziato voi? O meglio, magari queste persone sono state influenzate dalla vostra musica e adesso in qualche modo sono “avanti” a voi, che forse avete mantenuto più stretta la parentela con l’HC. Cosa ne pensi?
Be’, non so. Non penso sia così. Prima di tutto perché comunque facciamo tutti cose diverse, siamo indipendenti tra noi e cose del genere. Poi magari agli inizi poteva anche essere vero, ma adesso decisamente no. Facciamo quello che vogliamo e penso si senta nelle nostre canzoni.

Siete sempre stati un gruppo che non si è mai posato sugli allori, mai rassegnatosi a quanto fatto prima. Ma non avete mai avuto il timore di risultare incompresi, sia da fan che da critica?
Certo, il rischio c’è, ma non si può sempre soddisfare tutti. Non fa per noi, la troverei una cosa meschina in un certo senso. Abbiamo scelto di fare quello che facciamo, abbiamo scelto di cambiare ed è giusto essere consapevoli dei rischi. Penso sia molto peggio rilassarsi con quanto di buono, o non, sia stato prodotto prima.

Che tipo di approccio avete alla musica? Cosa preferite tra il puro istinto di prendere in mano una chitarra e suonare e un qualcosa di più ragionato, più artefatto, forse?
Mah, non so, immagino tutti e due! È importante avere un disco che spacca, che chiunque possa mettere su, a volume molto alto per divertirsi. Allo stesso tempo è giusto avere un approccio più profondo alla materia.
[PAGEBREAK] E qui inizia, in un modo o nell’altro, dopo una mia domanda specifica sulla traccia “Interrogation”, una discussione sui testi e sulle diverse interpretazioni degli stessi. Ne viene fuori una persona più rilassata, fiera e contenta di parlare del suo lavoro. Al che si arriva a parlare di cosa intenda raggungere con i testi e i dischi in generale. Con i vostri album siete interessati anche a stimolare l’ascoltatore in generale? A produrre un cambiamento in lui? Qual è il vostro scopo in questo senso?
Prima di tutto quello di divertire. Di dare della musica che possa piacere e far provare piacevoli vibrazioni nell’ascoltatore. Poi sicuramente tentiamo anche di dare un qualcosa di “nuovo” che magari possa servire a qualcosa.

Cosa ne pensi del futuro del mondo? Insomma nell’album, per quanto le tematiche siano fantastiche, c’è una visione particolare di questo argomento o sbaglio? Insomma, sei pessimista o ottimista?
Prima di tutto penso sia importante pensarci e, poi, be’, non parlerei di visione pessimistica, ma realistica (ride n.d.r.)!! Comunque sia, tento di vedere le cose ottimisticamente, che ogni giorno possa andare bene e cose così. Certo, chiaramente è importante essere realisti, consapevoli di cosa si ha di fronte, delle situazioni davanti a noi.

E dei tuoi gusti musicali cosa puoi dirmi? Cosa ascolti, cosa ti ha colpito ultimamente e quali sono gli album del passato che preferisci?
Uno degli artisti che amo di più è David Bowie, “The Rise & Fall of Ziggy Stardust” sopra al resto. Poi,in campo Hardcore Punk, i Fugazi, di cui sì, ho ascoltato il nuovo album ed è grande. Come tutto il resto d’altronde! (ride n.d.r)

Cosa mi dici del pianoforte? A parer mio suona benissimo nelle canzoni, non sembra un’aggiunta messa lì tanto per e crea una bella atmosfera.
Ci sono due momenti differenti in cui viene usato. Nel primo è suonato dal nostro batterista, in seguito dal chitarrista. Sai, c’era questo pianoforte nello studio, i due ragazzi lo sanno suonare e quindi ci siamo detti, perché no?

A questo proposito per caso ascolti anche musica classica?
Uhm, non direi proprio così. Piuttosto ascolto jazz (e qui parte un’altra discussione sui relativi ascolti. Per la cronaca viene fuori che due dei suoi artisti preferiti nel campo sono John Coltrane e Charles Mingus n.d.r).

Tornando a noi, se dovessi scegliere tra i dischi della tua discografia, qual è quello che col senno di poi ti piace meno, quello che cambieresti?
Oh, non ci ho mai pensato sinceramente! Non saprei! Potrei dirti quello che ascolto meno..però vedi sono legato a tutti in un modo o nell’altro, ho iniziato con questo gruppo, nato da una precedente incarnazione e non so…forse il primo. Forse (ride n.d.r)

A questo punto però i disturbi telefonici si fanno davvero troppo forti e purtroppo riesco a capire ben poco a proposito delle sue opinioni sul ruolo dei new media ed internet e dei cambiamenti che il gruppo ha visto intorno a sé e purtroppo diventa obbligatorio interrompere l’intervista.

Scroll To Top