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Il Festival Internazionale del Film di Roma non comincia nel migliore dei modi: ad inaugurare questa nona edizione è “Soap Opera” di Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Ricky Memphis, Chiara Francini, Elisa Sednaoui, Ale e Franz, Caterina Guzzanti e Diego Abatantuono.

Durante le feste natalizie, si intrecciano le storie di alcuni strampalati inquilini di una palazzina, in una non meglio identificata città italiana.

Il buon giorno si vede dal mattino, dice un vecchio detto. E se confermato, questo festival non sarà certo dei migliori. Cominciamo con la scenografia, prima evidente stonatura: la vicenda si svolge in Italia, anche se le costruzioni a due piani di quel tipo sono anglosassoni. Infatti “Soap Opera” è girato a Cinecittà, nel set originariamente usato per “Gangs of New York”, di Martin Scorsese. La neve che cade, poi, è quanto di più finto abbia mai visto.

Scritta dallo stesso Genovesi che inizialmente l’aveva pensata per il teatro, la storia passa dalla commedia al romantico e dal grottesco fino al noir. C’è anche la vicenda di una morte misteriosa, ma non ha niente a che fare con il giallo ed è priva di qualsiasi fascino. Più brillanti le parti grottesche e comiche, nelle quali spicca su tutti Diego Abatantuono. Molto brava anche Caterina Guzzanti. Ale e Franz, invece, ripetono se stessi fino alla noia, risultando una delle cose peggiori. Il romanticismo non risulta eccessivo e smielato, ma non aiuta un film che non va oltre la sufficienza. Anche le battute sono appesantite da troppo, facile turpiloquio.

In conclusione, una commedia italiana come tante, troppe altre, che sarebbe passata inosservata, se non fosse stato presentata in apertura qui al Festival.

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