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Lo Stato Sociale all’Alcatraz di Milano: report live e scaletta

Il fenomeno indipendente degli ultimi tempi ha sbarcato il lunario: Lo Stato Sociale ha suonato all’Alcatraz di Milano per il tour “L’Italia Peggiore”. Un gran risultato per Garrincha dischi, l’etichetta di musica italiana in italiano, e ovviamente per la band che è riuscita a riempire il locale che tanto piccolo non è. Ma c’era da aspettarselo, considerando la pubblicità ben pensata (e ora possiamo dirlo, ben riuscita) attuata negli ultimi mesi e settimane sulla loro pagina Facebook. Sanno come arrivare alla gente, e non parlo solo dei social ma del loro prodotto musicale in toto il quale, se piace o non piace, se annoia o diverte, non si può dire che non abbia una sua caratteristica e un suo modo di comunicare.

Ieri, 6 novembre, la galvanizzazione del pubblico era quasi sopra le righe – dai liceali coi rasta agli universitari in crisi adolescenziali tardive – e allo stesso modo molto coinvolgente, aumentata da un inizio scaletta scoppiettante con “La Rivoluzione Non Passerà In Tv”e “Piccoli Incendiari Non Crescono”. Dopo la destabilizzazione scaturita dal ballare tutti allegri sul verso ma quel che mi piace è bruciare le cose, che ci ricorda che ogni tanto sdrammatizzare non fa male, “Quello Che Le Donne Dicono” dà il via alla più spietata socialità tra gli spettatori che trova il suo apice in “Mi Sono Rotto Il Cazzo”, il vero inno nazionale dell’under 25 alternativo medio. Arriva fortunatamente il momento di cambiare ritmo (ma questa non l’avevano già fatta?!) e quindi ampio spazio a commozione e serietà con “C’eravamo Tanto Sbagliati”, “Linea 30”, sulla strage di Bologna, e “Il Sulografo E La Principessa Ballerina”, la canzone «più difficile da scrivere» secondo Lodo Guenzi. Anche gli ospiti sul palco hanno aiutato nella variazione di atmosfere e ritmi: in primis Piotta in “Questo È Un Grande Paese” e poco dopo Nicolò Carnesi. Per i fedelissimi e per le giovani groupie la serata è continuata alla Sacrestia (Farmacia Alcolica) in via Conchetta, dove la band ha anche seguito il dj set nella saletta interna.

Criticabili senza snobismo sotto parecchi punti di vista – principalmente quello musicale, retorico e per l’autoreferenza non conscia, credo – riescono però grazie alla loro forza d’espressione a coinvolgere un pubblico giovane, che vive di impulsi; i loro testi riescono ad essere uno spunto per molti e (lo dico con tristezza e amarezza, perché tutti dovrebbero avere qualcosa di proprio da dire) riescono a dar voce a chi di parole non ne ha più, o non ne ha mai avute. Ognuno sostanzialmente si merita il pubblico che ha.

 

Setlist:

La Rivoluzione Non Passerà In Tv

Piccoli Incendiari Non Crescono

Quello Che Le Donne Dicono

Senza Macchine Che Vadano A Fuoco

Ladro Di Cuori Col Bruco

La Musica Non È  Una Cosa Seria

Dozzinale

Amore Ai Tempi Dell’Ikea

C’eravamo Tanto Sbagliati

Forse Più Tardi Un Mango Adesso

Il Sulografo E La Principessa Ballerina

Te Per Canzone Una Scritto Ho

Escapista

Mi Sono Rotto Il Cazzo

Instant Classic

In Due È  Amore In Tre È  Una Festa

Linea 30

Questo È Un Grande Paese

Seggiovia Sull’Oceano

Abbiamo Vinto La Guerra

Io, Te E Carl Marx

Cromosomi

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